.: eugenio finardi fan club :.

    

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Mio cucciolo d'uomo (da Millennio)
(finardi - cosma - porciello)

Mio cucciolo d'uomo, così simile a me
Di quello che sono vorrei dare a te
Solo le cose migliori e tutto quello che
Ho imparato dai miei errori, dai timori che ho dentro di me

Ma c'è una cosa sola che ti vorrei insegnare
È di far crescere i tuoi sogni e come riuscirli a realizzare
Ma anche che certe volte non si può proprio evitare
Se diventano incubi li devi sapere affrontare

E se ci riuscirò
Un giorno sarai pronto a volare
Aprirai le ali al vento
E salirai nel sole
E quando verrà il momento
Spero solo di ricordare
Ch'è ora di farmi da parte
E di lasciarti andare

Mio piccolo uomo, così diverso da me
Ti chiedo perdono per tutto quello che
A volte io non sono e non so nemmeno capire perché
Non vorrei che le mie insicurezze si riflettessero su di te

E c'è una sola cosa che io posso fare
È di nutrire i tuoi sogni e poi lasciarteli realizzare
Ma se le tue illusioni si trasformassero in delusioni
Io cercherò di darti la forza per continuare a sperare

E se ci riuscirò
Un giorno sarai pronto a volare
Aprirai le ali al vento
E salirai nel sole
E quando verrà il momento
Spero solo di ricordare
Ch'è ora di farmi da parte
E di lasciarti andare

(Eppure certe volte mi sembra ancora solo di giocare
Alle responsabilità, all'affitto da pagare
E forse fra quarant'anni anche mio figlio mi domanderà
"Ti sembrava solo un gioco papà, tanto tempo fa")

E se ci riuscirò
Un giorno sarai pronto a volare
Aprirai le ali al vento
E salirai nel sole
E quando verrà il momento
Spero solo di ricordare
Ch'è ora di farmi da parte
E di lasciarti andare

Acustica - 1993

Eugenio dice...

"Un giorno mentre stavo lavorando alla composizione delle canzoni che poi sono diventate l'album "Millennio", ero andato da Vittorio per mettere a fuoco una sua idea della quale avevo immaginato uno sviluppo melodico ed un testo che parlasse sia a mio figlio che a mio padre. Comporre è per me un fatto molto intimo e privato, un po' come fare l'amore, e la presenza di estranei di solito mi imbarazza fino a rendermi creativamente impotente: fui perciò piuttosto infastidito dalla presenza di un ragazzo che Vittorio mi presentò come un suo amico chitarrista appena arrivato da Napoli. Lui però ha saputo immediatamente rendersi invisibile e nella foga del sentir nascere la canzone me ne dimenticai. Stavo cercando invano un'atmosfera di particolare suggestione per la parte che dice: "Eppure certe volte mi sembra ancora solo di giocare..." quando ad un certo punto ci siamo bloccati e nell'improvviso silenzio, da un angolo, è venuto un delicato arpeggio di chitarra classica. Era l'idea che stavamo inseguendo da ore. Il pezzo era finalmente completo! Da allora Francesco Saverio Porciello è diventato uno dei miei più fidati collaboratori. A lui quindi l'onore, e l'onere di "portare" da solo la prima strofa."
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