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Unico indizio
una manciata di cioccolatini

L'incipit di Melania G. Mazzucco

[Concorso "Cioccolato...passione!", 2004]    

Io non cambierei il canto di un angelo
Perché non avrei più motivi per scrivere
C. Consoli, "Sulla mia pelle"

Il sabato di Natale pioveva. Né la proprietaria della libreria né il giovane commesso ricordavano con chi fosse entrata la bambina. Di sabato, spiegarono alla polizia, da noi viene tanta gente. E' vero che questa è una piccola città e di vista ci si conosce tutti, ma il sabato arrivano anche dalla provincia e un viso sconosciuto può passare inosservato. La piccola libreria, a conduzione familiare, non aveva telecamere, né alcun sistema anti-taccheggio. Non ha paura che i ladri le rubino i libri? chiese il poliziotto alla donna. Tutti rubano i libri, disse la signora, con un sorriso - non solo i ladri. Il poliziotto non si stupì di apprendere che la libreria era sull'orlo del fallimento. In ogni caso, quel sabato la libreria era affollata. Il commesso ricordava alcune studentesse, i soliti clienti abituali che gli chiedevano consiglio per i regali di Natale, la professoressa di italiano del liceo, il generale in pensione, formidabile lettore di gialli, il corrispondente locale di un quotidiano nazionale che sognava da anni un delitto per mettersi in luce, il macellaio appassionato di romanzi rosa - ma proprio non ricordava nessuno che fosse entrato nella libreria con la bambina. Lei sì, però, l'aveva notata. La bambina aveva scartocciato qualcosa -- sul momento gli era sembrata una caramella o una merendina -- e aveva cominciato a sgranocchiare. Ora, è proibito mangiare in una libreria, e poi la bambina aveva le mani sporche, e il ragazzo aveva paura che macchiasse i libri. Stava per rimproverarla, quando lo avevano chiamato al computer, e poi non si era accorto di lei fino alla chiusura. La bambina era seduta sul divanetto dei lettori, si leccava avidamente le dita e sembrava aspettare qualcuno. Attorno alle labbra aveva un alone scuro - come di gelato, o di marmellata. Dovevano chiudere. E nessuno veniva a prenderla. Allora avevano chiamato la polizia. La bambina non parlava. Forse era straniera. O muta. Qualcuno l'aveva abbandonata nella libreria. O lei ci si era rifugiata da sé, perché quel luogo illuminato le era parso un rifugio nell'ostilità della strada. Comunque non sapeva dire il suo nome -- o non voleva farlo. Nessuno sapeva chi fosse. Non aveva con sé una cartella, uno zaino, un quaderno né un biglietto. Niente che potesse servire a identificarla o a capire perché, tutt'a un tratto, il sabato di natale, fosse piovuta tra noi. La proprietaria della libreria le aveva frugato nelle tasche in cerca di un indizio, ma non aveva trovato niente. Proprio niente? Beh, qualcosa c'era -- ma l'indizio pareva davvero labile. Nelle tasche del cappotto c'era una manciata di cioccolatini. A forma di pesce, banana, nocciola, barilotto di rum, moneta, pistola. No, niente involucro, nulla che potesse ricondurre alla fabbrica. Il poliziotto ne annusò uno, diffidente, e poiché il profumo era invogliante, se lo cacciò in bocca. Il cioccolatino gli ricordò una sensazione di felicità e di piacere che giaceva, dimenticata, in un angolo della sua memoria.

* * * * * * *

Perso in questa ondata di dolce oblio, il suo sguardo corse alla bambina; ne incontrò il sorriso che sapeva di intesa, dolce e serena intesa.

-- Piacciono anche a te i miei cioccolatini?

Aveva parlato? Lui l'aveva capita.

-- Sono molto buoni, grazie piccola... come ti chiami?

Udì il nome ma subito lo scordò. Intorno a lui la libraia, il giovane commesso, gli astanti attendevano il responso e dai loro sguardi muti comprese che le parole non le avevano udite.

-- Da dove vieni?
-- Ne vuoi un altro? Perché non ne assaggi un altro? Guarda questo che buffo, sembra un'automobilina!

Raccolse nel palmo della mano la piccola automobile marrone.

-- Allora, ispettore?
-- Dovremo fare degli accertamenti. Per ora la bambina viene con noi.
-- Sì, ma chi è? Ha famiglia? Bisogna avvertire la madre...
-- Stia tranquilla, signora, ci penseremo noi. Per ora non posso fare altro... ma la terrò informata, se lo desidera.

La bimba non sembrava aver seguito il senso del dialogo e porse all'anziana signora nella sua manina un cioccolatino a forma di cuore. Le sorrise e raccolse il piccolo dono di cioccolata. Come se lo fu messo in bocca, si sciolse sotto il palato il dolce ricordo di pomeriggi in giardino, aloni di sole sulla superficie del fiume, incantevoli melodie di uccelli che spazzolavano via il fragore delle bombe e l'odore dei rastrellamenti. Il poliziotto prese subito per mano la bimba e, facendosi largo tra la folla, lasciò dietro di sè un gentile augurio festivo.

-- Vuoi sapere dove andiamo? -- le chiese il poliziotto mentre risalivano in macchina.
-- Cos'è quel coso buffo che hai sulla testa?
-- E' il mio berretto, tutti i poliziotti ne hanno uno. Tieni, te lo presto.

Accomodò il grande berretto sulla testolina della bambina, che, distratta dal nuovo giocattolo, non prestò attenzione alla strada che stavano percorrendo.
Al commissariato la bimba destò mille curiosità e attirò a sè mille attenzioni. A tutti, o quasi, distribuì le sue nude golosità ispirando in tutti quelli che le gustavano dolci ricordi e affabili emozioni. Affidatala alle cure dell'agente più anziano, l'ispettore Cordaro si rinchiuse nell'ufficio del Commissario Scotti. Molto si dovette operare per convincere il suo superiore ad affidargli la bimba per la notte, poichè proprio non aveva cuore di lasciarla in balia di un'assistente sociale, per quanto fidata e affettuosa (qualità assai rare, peraltro, secondo la sua lunga esperienza). "Avremo delle noie, Cordaro, non mi sembra che possiamo permetterci altri scandali..." Alla fine però la pacata sensatezza dell'ispettore ebbe la meglio e nel giro di un'ora, a fine turno, il poliziotto la condusse nel suo sobrio appartamento di periferia dove la moglie l'accolse con iniziale diffidenza ("Da dove viene? Chi sono i genitori? Non sarà mica un'albanese, vero?"), ma ugualmente predispose un piatto in più a tavola. Il marito, per accattivarsela, le assicurò che si sarebbe trattato di una sola notte, e il giorno dopo l'avrebbe portata dall'assistente sociale.

-- E poi? Dove la mettono?
-- Probabilmente troveranno una qualche brava famiglia, sempre che i genitori non vengano a reclamarla...
-- E fino ad allora, dove sta? -- chiese la moglie dubbiosa.
-- Eh in istituto, immagino...

Quando in tavola la signora Angelina portò il gelato, la bambina tirò fuori una manciata dei suoi cioccolatini. Non proprio stupita del fatto, la prudenza della signora la dissuase dal fiondarsi su quelle prelibatezze marroni come la sua golosità le avrebbe dettato, ma non fino al punto da rinunciarvi del tutto, soprattutto dopo aver visto suo marito ingollarne uno in un sol boccone. Che meraviglia... la signora Angelina rimase senza parola per qualche istante, gioia e melanconia si fondevano come il cioccolato sotto il palato in un'armonia dolce e amara al tempo stesso.

Quella notte a lungo si parlarono, marito e moglie, ripercorrendo strade fatte e scelte accolte, distribuendo nell'odore che precede il sonno una serenità talvolta rinnegata o vilipesa da acrimonie ingiustificate se non dall'inasprirsi della vita quotidiana. "Perché si litiga, Giovanni?" Si presero per mano poco prima di abbandonarsi nelle braccia di Morfeo.

Le notizie marciano veloci, si dice, e più strambe sono e più rapidamente corrono di bocca in bocca. Sicchè fu così che quando l'ispettore Giovanni Cordaro entrò al commissariato, tenendosi per mano la bimba il cui nome continuava a sfuggirgli di mente, ad accoglierlo trovò un'insolita atmosfera festaiola: esagitati concitati i suoi colleghi (e persino i superiori) si accaloravano dietro a qualcosa che non si capiva bene cosa fosse, finchè il commissario stesso gli porse un sacchettino di cioccolatini di tutte le forme.

-- Cordaro, gradisce? Sono ottimi... davvero, non faccia complimenti, offre la casa! Bella bambina, tu non ne vuoi?

La bambina gradiva, nonostante l'abbondante colazione, mentre davvero l'ispettore Cordaro non aveva nessuna voglia di dolci. Stava anzi per spiegare al suo superiore quali strade aveva pensato di percorrere per evitarle un'inutile triste esperienza, ma il collega più giovane non gliene diede il tempo, intervenendo bruscamente per una rapina avvenuta nella notte nella prima periferia.

-- Che banca?
-- Ma quale banca, Giovanni, è la pasticceria Merli.
-- Pasticc...? Hanno portato via l'incasso... di prima mattina?
-- Nessun incasso, è proprio questa la cosa strana; quelli si sono portati via i cioccolatini, tutti quelli che hanno potuto caricarsi in macchina! Hanno telefonato proprio ora i proprietari, se ne sono accorti quando hanno aperto il negozio, la serranda è stata manomessa. Andrei subito a dare un'occhiata...
-- Sì, aspetta... vengo con te.

La notizia, che poteva già di per sé sembrare insolita e inspiegabile (mai esistito uno spaccio illegale di cioccolatini...), li incuriosiva, ma quello che trovarono superava persino le loro più lugubri aspettative. La pasticceria Merli, fondata nel 1893, come orgogliosamente dichiarava l'insegna dorata sopra la porta, era ancora gestita dalla stessa famiglia, di cui non erano rimasti che i due anziani fratelli, assistiti al banco da un giovane immigrato con un talento speciale per la confiserie. Fu Amedeo, il più giovane dei due fratelli, ad accogliere i due poliziotti.

-- Ispettore, non ce lo sappiamo proprio spiegare. La cassa era vuota, naturalmente, e tutto quello che c'era da prendere erano appunto i cioccolatini, le praline, i dragée, e qualche vassoio di confetti colorati. Come può vedere, hanno ignorato le mie praline e si sono portati via tutti i cioccolatini. Guardi... guardi qua che scompiglio!

Cordaro e Mosca si guardarono in giro: nessun segno di perquisizione, nessuna traccia che la cassa, la bella cassa decorata di fine secolo scorso, fosse stata forzata; del vandalismo non restavano che i vassoi vuoti lasciati per terra e sul banco. D'altro canto né il signor Amedeo né Khaleb poterono fornire dati utili ad una indagine. Cordaro si ripromise di indagare sulla situazione finanziaria della ditta e su eventuali precedenti del giovane tunisino, ma a naso (e il suo naso gli aveva in passato reso grandi servizi) sapeva già che non era quella la pista. Anzi, Khaleb, a sentire quello che gli aveva poi rivelato a parte il signor Merli, non solo si era reso prezioso per quel suo innato talento, ma si era presto affezionato ai due anziani padroni, prendendo a cuore le sorti della pasticceria, come testimoniava peraltro il suo accoramento per quello sfracello. I due poliziotti stavano già per lasciare il locale quando fu proprio il giovane assistente a fornire una prova interessante quanto sbalorditiva: un biglietto scritto di pugno dei presunti ladri e dove si leggeva il rammarico per l'azione, la gratitudine per la qualità dei cioccolatini e la promessa di ripagare in qualche modo il misfatto non appena sarebbe stato possibile.

-- Che ne pensi, Mosca? -- chiese Cordaro al suo agente non appena furono di nuovo in macchina.
-- La faccenda non quadra: ladri buoni, immigrato onesto, furto di poco danno... non sarà che sperano di guadagnare con l'assicurazione? Magari avevano assicurato proprio i cioccolatini...
-- Oh bella! Non mi sembra un movente molto forte, magari si è trattato di uno scherzo. Mah... allo stato attuale non possiamo permetterci di trascurare alcuna pista. Certo che... aspettami qua un momento, torno subito.

Rapidamente l'ispettore rientrò nella pasticceria per riuscirne subito dopo, con un sorriso sulle labbra, del cui motivo non ritenne opportuno informare il suo sottoposto.

Quando rientrò al commissariato, l'ispettore Cordaro dovette affrontare lo zelo della dottoressa Malatesta, assistente sociale di primo pelo, severa signorina dai principi ben saldi e dagli schemi mentali ancor più fossilizzati, irriducibilmente intenzionata a prendere sotto la sua ala la bimba, che ormai a furor di popolo era stata ribattezzata Carmen (non per una strana associazione tra tabacco e cioccolata, tra sensualità e dovere, che pure avrebbe potuto venire alla mente del colto commissario, ma per una più banale associazione di natura parentale). Volonterosamente l'ispettore Sandrelli si era dato un gran da fare ad interrogarla per rintracciare in qualunque modo la famiglia, a fare telefonate su telefonate, ma con un bel nulla di fatto. La dottoressa Malatesta aveva fretta e per nulla al mondo avrebbe lasciato Carmen in quel luogo di perversione, sia pur castigata. Tutti, nei ritagli di tempo, si erano fatti paladini delle sorti della bimba: chi la voleva portare a casa propria, chi suggeriva di affidarla al buon Cordaro, chi si sarebbe lanciato alla ricerca della probabilmente angosciata madre... Proroghe? Vogliamo scherzare? Ma Carmen... quale Carmen? E' forse il suo nome? Via via...

Cordaro, primo fra tutti, non voleva darsi per vinto e cercò di persuadere la giovane assistente che lui e sua moglie, persone di comprovata moralità, potevano prendersi cura della piccola finchè non fosse stata rintracciata la madre o il padre; o quanto meno assicurarle un Natale pacifico e gioioso, cosa che nessun istituto al mondo avrebbe potuto regalarle. Benchè fosse ormai evidente che stava solo perdendo il suo tempo, Carmen produsse una manciata dei suoi ormai celebri cioccolatini. Più volte la signorina aveva rifiutato l'offerta (cicciottella stava cercando inutilmente di guardare la linea), ma questa volta, forse presa per stanchezza, agguantò una di queste delizie, con la curiosa forma di un soldatino, e avidamente se lo infilò in bocca. Carmen le puntava addosso i suoi occhietti seri come se non aspettasse altro che l'effetto ben noto. Cordaro ebbe un sussulto di aspettativa e cattivo presagio, fortunatamente deluso dal sorriso trasognato della giovane dottoressa.

-- Si è mai trovato sull'orlo di un burrone, ispettore?
-- No... non mi pare... a che proposito, scusi?
-- Non è vero che si può perdere la vita, sa? Basta non aver paura, mantenere la calma e la concentrazione, ed è tanto divertente... ma lei mi parlava di sua moglie? Mi pare di capire che non avete figli, o sbaglio?
-- No, ma se è per la bimba...
-- Be', in fondo nessun genitore nasce imparato, come dicono a Napoli, e se mi promette che mi terrà aggiornata sulla... su Carmen, volevo dire, potrei anche fidarmi di lei. Naturalmente continueremo a cercare i suoi genitori.
-- Naturalmente... vuol dire che... naturalmente proseguiremo le indagini, non dormirò finchè non avremo...
-- Certamente, ispettore, non ho intenzione di affidarle l'adozione della piccola. Si dia da fare e mi faccia sapere!
-- Buon Natale a lei, Dottoressa!

Al numero 15 di via Petrucciani, intanto, puntuale rincasava dalla spesa giornaliera l'anziana professoressa che per anni aveva terrorizzato gli studenti del liceo Manzoni. La portinaia alzò appena lo sguardo evitando di incrociare quello della vecchia scorbutica. Da quando, vedova fresca si era trasferita in quel caseggiato, non aveva fatto altro che causare problemi minacciando cause legali a destra e a manca per questo o quel disagio dovuto a ragazzini troppo vivaci, vicini troppo rumorosi, piante troppo annaffiate, inventandosi persino che lei, onesta portinaia da una vita, le rubava la posta. Soprattutto la irritavano i cani che da sempre minacciavano i suoi sei gatti, sei vecchissimi gatti pechinesi schifosi più di lei e sui quali circolavano le più strambe fantasie. Alba Micheli si accostò alla guardiola con un cipiglio che non prometteva altro che nuove burrasche e che la portinaia non avrebbe saputo evitare. Preparandosi al peggio raccolse nondimeno il suo lavoro a maglia come un guerriero raccoglie l'arma davanti a morte sicura.

-- La mia posta, Adelina, se non le crea troppo disturbo.

La portinaia sollevò gli occhi dagli aghi dopo qualche minuto di attesa e scosse il capo senza proferire verbo.

-- La mia posta!
-- Mi spiace, professoressa, ma oggi non ce n'è.
-- Non è vero! Lo sa che giorno è oggi?
-- Lo so benissimo che giorno è oggi, ma per lei non c'è posta, mi spiace.
-- Ecco, lo sapevo. Ma non finisce qui. Mio nipote è avvocato e...
-- Mi denunci, se vuole, ma la sua posta non è arrivata e io non so proprio cosa farci.

La vecchia annaspava nell'aria in cerca di un pretesto qualunque. Che giornataccia, tutti erano di una gentilezza squisita quel giorno e non c'era verso di prendersela con nessuno. Stizzita gettò un occhio sulla tavola della guardiola e lo sguardo cadde su un cartoccio promettente. Piena di invidia manifestò in poche acide parole la sua riprovazione ottenendo, per tutta risposta, un invito ad assaggiare le bontà raccolte. Di nuovo si sentì spiazzata e invece di cedere alla forte tentazione di abbandonarsi per una volta ad un peccato di gola, si allontanò borbottando la sua condanna universale e lasciando dietro di sé un sorriso enigmatico da Gioconda.

I 75 metri quadri di anticaglie l'accolse con il solito tanfo di chiuso e di muffa misto ad un olezzo di gatti impigriti da morte incipiente. Riposte le provviste con metodica ossessione nei loro rispettivi scomparti e spogliata del suo mantello rossiccio, la vecchia professoressa s'infilò nell'antico studio sulla cui scrivania troneggiava il ritratto del defunto marito. Dal cassetto centrale estrasse una serie di carte che dispose accuratamente sulla superficie e, svitata la nera stilografica, si apprestò a svolgere il noioso affare di far tornare i conti. Difficile quella mattina tenere la concentrazione, distratta continuamente da una fastidiosa ossessione che l'obbligava a distogliere spesso la mente verso il volto severo e triste del dottor Micheli. Alla fine spazientita con gesto rapido rovesciò la cornicetta argentata per riprendere il lavoro. Irrequieta ancora, tornò in cucina per trovare qualche ristoro dalla consueta bevanda a base di acqua e succo di limone senza zucchero. Poi quello stesso qualcosa la distolse dalla preparazione. Meccanicamente tornò nello studio e da un armadietto dietro alla scrivania sostò ad osservare una bottiglia di cordiale. Dalla parete giungevano suoni frammisti di stoviglie e piatti, la famigliola di cinque elementi si apprestava a consumare un lieto pasto. Richiuse lo sportellino e si sedette nuovamente davanti alla scrivania, ma stavolta con ben altre intenzioni.

-- Il commissariato non è posto per una bambina. Mi faccia una cortesia, Silvestri, la porti a casa mia, io devo recarmi d'urgenza in piazza Trento Trieste.
-- Agli ordini, ispettore!

Riattaccato il ricevitore, la signora Cordaro corse in cucina richiamata dal prepotente gorgoglio della caffettiera. Riempì le tre tazzine e col vassoio tornò dalle sue colleghe di corso che radunate in sala ingannavano l'attesa parlando di dècoupage. Avrebbe voluto continuare, i preparativi essendo ancora in alto mare, ma in quel frangente non sapeva davvero come comportarsi. La bambina avrebbe disturbato il loro lavoro, non foss'altro che per l'effetto distrazione che tutti i bambini simpatici e carini solitamente esercitano sugli adulti, in particolare quelli che di prole già sono forniti. Illustrò le sue perplessità alle amiche, ma un coro di entusiasmo la dissuase dall'interrompere la riunione se non per quel minimo necessario ad accogliere la piccola tra di loro.

-- Vorrà dire che faremo una pausa più lunga, eh Lina?

La signora Angelina venne tempestata di domande sull'origine della bambina. Non potendo scansare a lungo la verità, finì per raccontare quel che sapeva della libreria, ma venne interrotta dal tubare del citofono. Carmen fu accolta da gridolini meravigliati e falsetti coccolosi, ma invece di fornire risposte lei distribuiva i suoi curiosi cioccolatini che pian piano finirono di conquistare la piccola adunata. Com'era prevedibile, non si parlò più di dècoupage o della fiera quel pomeriggio, ma di bontà dolciarie, di decorazioni d'albero, di regali da fare e da desiderare, di ricordi d'infanzia, di insegnanti noiose, di giocattoli perduti e di vecchi propositi ancora recuperabili, forse. La premura materna che dettava a queste brave signore di partecipare alla ricerca della vera famiglia di Carmen sfumò presto davanti alle prepotenti immagini di gioie passate, di speranze che si credevano distrutte e ora si ripresentavano alle loro menti come molto probabili. Dietro a questi fantasmi rievocati la bambina presto si nascose, sorridendo enigmaticamente degli ardori adulti; pareva persino soddisfatta del risultato che aveva ottenuto con i suoi bon-bon e di non essere più al centro dell'attenzione.

Solo la signora Angelina, pur divisa tra le cure della brava padrona di casa e quelle della madre che non era mai stata, osservava a sua volta la piccola chiedendosi cosa ne sarebbe stato di lei. Senza neppure riflettere chiamò il marito al commissariato ma le venne risposto che era di nuovo in giro per la città, dietro all'ennesimo tentativo di furto in una pasticceria. L'agente che le parlava sembrava allegro e concitato, poichè non si spiegava come mai quel giorno tutti i reati soliti e tipici si fossero concentrati sulla produzione dolciaria della città, trascurando bellamente banche, vecchiette con la pensione, giovani fanciulle inermi, ecc. Neppure una scazzottata, neppure una rissa di quartiere, ma nemmeno un incidente stradale. La signora Cordaro decise di raggiungere il marito sul cellulare, sperando di non destare la sua giustificata ira. Nossignore, l'ispettore era ben lieto di avere notizie della piccola Carmen, e anzi ne sollecitava le cure.

-- Ma, Giovanni, cos'è questa storia dei furti in pasticceria?
-- Che ti devo dire, Lina? Non ce lo sappiamo spiegare neppure noi... In un certo senso questo mi rallegra, e sai perché? Perché vuol dire che i ladri sono diventati più dolci!

Scoppiò a ridere come un ragazzino senza attendere la reazione di sua moglie e riattaccò sotto le pressanti esigenze del suo mestiere.

Armata di denuncia perfettamente dattiloscritta e firmata la professoressa Micheli marciò attraverso la porta del commissariato e con piglio ferino chiese all'appuntato di essere introdotta nell'ufficio del Commissario. Appreso che il dott. Scotti era in riunione, l'anziana rifiutò la proposta di vedere un misero ispettore o intendente; senza ulteriori commenti si raccolse sulla panchetta davanti alla guardiola predisponendosi ad una lunga attesa con le braccia conserte.

L'attesa si rivelò meno lunga ma più estenuante del previsto: non bastava il rumoroso e disordinato andirivieni di poliziotti eccitati e sempre chissà perché sorridenti, né la ripetuta e nauseabonda offerta di cioccolatini (ma era diventata una piaga!), e neppure lo scodazzo di delinquenti che si precipitavano a costituirsi forse nella speranza di una qualche preannunciata amnistia, quello che era il colmo del colmo era lo stillicidio di bambini che a gruppetti entravano e uscivano dal commissariato come fosse stato un giardinetto pubblico. Più e più volte la vecchia doveva scansare i piedi per evitare che i suoi calli venissero calpestati!

Il gaio vociare dilagò per tutte le stanze; i poliziotti ormai sciamavano da un ufficio all'altro in preda ad una febbre prefestiva. "Ma non s'era mai vista una cosa simile!” Eppure sorridevano, benchè stremati dal superlavoro: tenere a bada malviventi pentiti, bambini eccitati, genitori ricreduti; sorridevano anche gli avvocati che dietro ai malviventi correvano per conciliare quel poco che restava di conciliabile; sorrideva il questore indulgente e sorrideva pure il pubblico ministero accorso per non aver nulla di meglio da fare quel giorno. O che tutti erano diventati buoni d'un colpo? Gareggiavano poi gli agenti in gentilezze inusitate che parevano damine della bella società in visita di cortesia. "Via, che sarà mai un pugnetto di cioccolatini, signor Merli... faccia la grazia, son cose che si possono perdonare, non è vero? Venga piuttosto a prendersi un caffettino con noi!”

In tutto quel parapiglia infernale, la stranita Alba Micheli vide cadere da qualche parte un paio di cioccolatini scartati. Per non si sa bene quale antico impulso le venne di raccoglierli, cosa che in tutta la sua vita non avrebbe mai fatto (lo impedivano, naturalmente, le più elementari norme d'igiene...), se non per quell'innato senso di pulizia. A lungo e invano scrutò il pavimento in cerca delle malefiche cartacce (i soliti discoli...). Infine, dubbiosa li raccolse passandoseli da una mano all'altra, dopo aver lasciato andare sulla panca la busta infame. Erano buffi, graziosi, molto appetitosi; curiosamente le ricordavano qualcosa ma cosa non sapeva dirlo, né a quando poteva risalire quel lontano ricordo. Stava già per infilarsene uno in bocca quando a bloccarla non fu la sua naturale prudenza ma due occhietti vispi che la fissavano e sorridevano, anche loro.

-- E tu che vuoi? Non ti hanno insegnato che non si fissano le persone?

Sorrideva la bimba, invece, di un sorriso intensamente famigliare, senza proferire verbo. Poi, d'un tratto, strappò uno dei cioccolatini dalla mano ancora aperta della signora e corse via.

-- Ah brutta vipera, ti faccio vedere io!

Scattare dalla panca, lanciarsi dietro alla piccola, ingambare in un malcapitato, finire lunga distesa sull'impiantito alla mercé del riso corale fu tutt'uno. Subito a seguire il riso venne lo sconcerto e l'allarme: rischiava di soffocare la vecchia cianotica che nel cadere aveva ingoiato un cioccolatino scivolato dalla mano rimbalzato dal pavimento direttamente nella bocca aperta a proferire ingiurie all'indirizzo di tutti i bambini del mondo e dei loro genitori e antenati fino alla settima generazione. Lesti e solerti si apprestarono agenti, malviventi, genitori e ispettori a soccorrerla, ma non fecero a tempo. Tossicchiando e sputacchiando Alba Micheli, per quel prepotente istinto di sopravvivenza che era in lei tanto vivo, aveva deglutito e degluttendo il magico sapore di cioccolata le aveva plasmato nelle fauci un mesto e dolce languore che ben superava l'acre liquore di cui soleva inebriarsi per sopire il rancore.

-- Umberto, figlio mio... perdonami!

Rantolava la vecchia professoressa in pensione con un efferato sorriso disegnato sul volto. Risollevata, aiutata e assistita, gli occhi si posarono di nuovo sulla bambina che non più le ispirava dispetto e disappunto, ma come una gioia incontenibile. L'immagine si annacquò di mestizia; ricordi fino a quel momento repressi nell'astio e nell'ineluttabile riscontro del quotidiano, doni incartati mai spediti, dolci cellofanati inesauditi, lettere sospese nell'imperdonabile peccato...

-- Come ti chiami, gioia mia?
-- Sono Alba, nonnina cara!

31 luglio 2004

© 1999-2005 marina pianu, italy | narrative :: 


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