giovedì primo maggio duemilatre
bella ciao day
c'è voluto de gregori per ricordarci da dove viene
"bella ciao", e che a buon diritto è una
canzone operaia, prima ancora che partigiana. molto vera
giovanna marini; peccato che sia un po' stonata e quando
passa agli acuti la voce diventa assai stridula. non è
un problema, però, perché anzi ci restituisce
il senso della canzone popolare, ovvero del popolo.
molto azzeccata, peraltro, la definizione che ne ha dato
francesco stesso: popolare, cioè scritta tutti insieme.
il canto partigiano non e' che una sottospecie del canto
popolare, appartiene a tutta la popolazione, è ciò
che coagula una determinata cultura chiamata nazione.
forse è anche per questo che al sud nel canto
partigiano si identifica meno la popolazione.
oppure che ci sono pochi i canti che, tipici di un determinato
settore identificato in una determinata zona geografica, sono
assurti a canto di tutta la nazione, come appunto "bella ciao".
"ma verrà il giorno che tutte quante..."
richiami sottilmente femministi in questo canto delle mondine,
anche se principalmente operaio. rimanda alle immagini immortalizzate
da silvana mangano. se vi interessa quel mondo, troverete interessante
questa pagina dedicata ai siti aventi a tema le mondine:
http://tinyurl.com/dcwu.
a chi interessa invece il mondo della fabbrica, sembra che
il posto dell'anima
sia un assoluto "must".
in attesa che il film esca nei cinema o che il cinema lumière della
cineteca di bologna ci faccia rivedere "riso amaro", mi
accontento di ascoltare maureen tucker, "when i get my check
i know something's wrong" e
"piss factory"
di patti smith.