venerdì tre gennaio duemilatre
flying chair day

è partito da oltre sei ore, con fuoco d'artificio finale. scena di pianto (e lui che voleva "consolarmi", yuk) per non lasciarlo partire come se niente fosse. questa partenza ha segnato un cambio di rotta, la fine di un periodo delle nostre rispettive vite, il punto di separazione.

sulla porta gli ho detto che non ho affatto piacere che la porti qua. e lui: lo so, ma dici a marzo? dico a marzo, a maggio, a giugno, sempre. e lui ancora: eh be', io voglio vivere con quella donna per cui la voglio qua. gli ho rinfacciato il suo profondo egoismo, ma lui non si sente affatto egoista, visto che mi ha dato ampio preavviso. preavviso? e che so' io, la donna delle pulizie? proprio non capisce, non si rende conto, o non vuole perché non gli comoda. "è la mia opportunità per essere felice, perché non vuoi che io sia felice? che colpa ne ho se le cose stanno così? io devo seguire il mio sogno." certo, e affanculo tutti gli altri, no? e mi fa: "perché dovrei rinunciarci? per avere davanti a me una vita di litigate sul guardaroba?" (riferimento alla polemichina della notte di san silvestro) ah, dico, se pensi che con lei non avrai mai screzi o discussioni, te t'illudi. "be', se va male, almeno sarai contenta."

insomma, appena uscito hanno cominciato a volare oggetti da tutte le parti, sedie comprese. poi, alla fine, esausta, sono andata di lá con la scusa di riportare le tazzine, visibilmente agitata, mi sono sfogata con la bruna, che fra l'altro ha rassettato il casino che avevo fatto. era allucinata da tanto squallore. dice che quando morirà colui il quale, la gente se ne accorgerà solo dalla puzza che viene sul pianerottolo.

è difficile e penoso scoprire che la persona che stimavi e di cui ti fidavi è un emerito stronzo degno solo di apparire nell'indice analitico di un trattato di coprologia. sei anni e mezzo non sono uno scherzo, anche facendo la tara dei miei vari tentativi di fuga. anzi, i tentativi di fuga dovevano segnalarmi con maggior vigore l'urgenza di uscire da questo rapporto. devo fidarmi di più del mio istinto e meno degli altri. non esiste persona al mondo o sistema di pensiero che possa soverchiare la fiducia che devo avere in me stessa. a nessuno potrà mai fregare abbastanza come a me stessa. a ben guardare mi sembra che le migliori decisioni in vita mia le ho prese di "viscere" piuttosto che di testa (anche se lei non era mai contraria).

tuttavia oggi pomeriggio mi sento sola, molto sola. non è tanto l'assenza fisica quanto l'assenza dalla mia vita. è anche il dolore che si prova ogni volta che veniamo toccati dal male. un dolore non dissimile da quello che provammo da bambini la prima volta che qualcuno ci fa del male. è uno stupore sgomento: ma come, proprio a me? perché ce l'hai tanto con me? che t'ho fatto? mi chiedo quante volte abbiamo fatto del male a qualcuno, tanto male, e non ce ne siamo neppure accorti, presi com'eravamo dai fatti nostri. siamo come i piedi di fanciulli ignari delle formichine che stanno calpestando. solo che quelle formichine sono i nostri sentimenti...

mi sento sola anche perché man mano questa casa dove ho vissuto anni mi sta rapidamente diventando estranea. come si sente uno sfrattato nel periodo in cui continua a vivere in quella che una volta era casa sua. lo sfratto gli ha ricordato che non è padrone di restarci finchè gli pare e gli passa la voglia di averne cura. brrrr