mercoledì quattro giugno duemilatre
orizzontale day

ho fatto un sogno. siccome avevo mandato la lettera, quando arrivo in via dell'oro non c'è più nessuno: se ne sono andate ai giardini e non mi hanno aspettato pensando che non sarei venuta. mi devo sbrigare a raggiungerle fino ai giardini margherita, altrimenti me le perdo di nuovo. mi metto a correre verso la fermata dell'autobus, chissà quanto dovrò aspettarlo...

davanti alle strisce pedonali ci ripenso. in fondo, se ci devono passare due ore, ho tutto il tempo anche per arrivarci a piedi. rallento, anzi, abbandono le strisce e proseguo sul marciapiede. proprio in quel momento una frenata brusca mi pone a quattr'occhi con una punto rossa vinello, balzata non si sa da dove sul marciapiede. faccio appena a tempo a scansarmi. l'autista scende e comincia a inveire contro di me come un matto. sono sconvolta e allucinata. non posso credere che se la prenda così tanto...

uno dei poliziotti mi fa segno che c'è una scorciatoia, devo solo seguire le sue indicazioni. passo per un sotterraneo sotto i viali e in meno di un minuto sono a porta santo stefano. non so come mai, ma si e' fatto d'un tratto buio. mi prende un pungente sospetto. mentre aspetto il verde, le vedo uscire dai cancelli, salutarsi in fretta e furia e schizzare ognuna per la sua strada. ma come? ma non mi hanno aspettata? e io che mi sbraccio a fare come una scema davanti alle macchine che passano?

cuor contento se ne va, mai passando per di qua, per amor lui si duole, perché lei fa come vuole. ma il bisticcio, signori miei, è che sono senza schei. <inchino>