giovedí otto marzo duemilauno
giornata internazionale della vacca (pazza) day

bisogna proprio essere pazzi per sfidare il vento gelido e le intemperie per starsene delle ore in piazza del nettuno senza neanche il conforto termico della folla. una trentina di donne imbaccuccate che si aggirano come fantasmi o anime in pena (č il caso di dirlo) attorno ai banchetti: la casa delle donne recentemente sloggiata dal comune; il centro di documentazione delle donne in via di sfratto insieme alla piú nota e usata biblioteca cittadina (che troverá qualche minuscolo spazio all'interno della chiamiamolacosí "mediateca" nei locali dell'ex sala borsa; il gruppo lesbico separatista (come far fronte davanti al nemico comune? separandosi, č ovvio, no?); e tante altre iniziative culturali per le donne.

trenta donne infreddolite di due gruppi ben distinti: da una parte le ventenni, ovviamente studentesse, e dall'altra le sessantenni, ovviamente ex-sessantottine; parka o eskimo de rigueur. e le quarantenni, dove sono? le quarantenni sono rimaste in ufficio, bottega, casa a produrre, a mandare avanti la baracca, hanno altro a cui pensare, loro. "dai, che fai lí? non vieni in piazza che c'č la manifestazione?" "ma io lavoro, non ho tempo..."

il tempo non sará l'unica cosa che ci mancherá, se continuiamo di questo passo. ci chiudono gli spazi, ci rintuzzano davanti al focolare nel nostro vecchio ruolo di sempre (non si sa come eravamo riuscite a scrollarcelo di dosso). e ora si stanno anche giocando la nostra pellaccia per ragrannellare qualche miserando voto in piú ("la 194 va rivista", "la 194 va cambiata"). "č giunto il momento di compattarci" dice la mia amica. ma hai un bel voler ricompattare quando senti cose del tipo "l'otto marzo? non me ne frega niente delle feste comandate". non gliene posso volere, povera cinna, soprattutto quando ormai l'otto marzo rappresenta solo un "buona festa, cara" e una scatola di mimosette perugina. la colpa, lo ripeto, č delle donne della mia generazione, di quelle femministe arrabbiate che appena trovato lavoro e ganzo, hanno sotterrato l'ascia di guerra e si sono cullate nel qualunquismo del quotidiano. ma ficcare la testa sotto la sabbia non ha mai giovato a nessuno se non a chi detiene le redini del potere e trae vantaggio dal sonno profondo in cui sembrano tutti essere piombati.

ha ancora un senso allora parlare di otto marzo e giornata della donna? naah. io propongo invece la giornata della vacca pazza, la riproduttrice che si fa di barbiturici e whiskey per non sentire, non vedere, e soprattutto non sentire la voce della sua coscienza.