mercoledí undici aprile duemilauno
death dreams day

chi lascia la strada vecchia... e tutti sappiamo come prosegue il vecchio proverbio. allora a me viene da chiedere quale folle significato possa avere questo mio strano sogno di morte e strade nuove.

una bella scampagnata, non si sa bene con chi, dove come o perché. c'è anche una bella scenetta al ristorante, di quelli enormi dove le tavolate si sprecano per accogliere folle strafolle di gitanti. per farmi passare (devo andare a pisciare) una signora si deve scostare dal bancone del bar, ma si affretta subito dopo a rimettersi sull'angolo, tenendoci a spiegarmi che "ha delle cose molto intime da discutere con la sua amica seduta al tavolo". cambia la scena e siamo all'aperto. zona montagnosa, molto agreste e piacevole, aria pura e fiorellini gialli che la spuntano tra le rocce. che facciamo, ci sediamo un po'? eh be', si', tocca sedersi e aspettare. va bene, aspettiamo. ma vedo un certo numero di noi che se la filano per un sentierino in discesa. e quelli, dove vanno adesso? quelli sono quelli che scappano, ma guai se "loro" se ne accorgessero! ah sí? allora noi stiamo qui ad aspettare? eh giá, ma vedrai che prima o poi verrá anche il nostro turno. ah bon.

comincio a sospettare qualcosa di nefando. guardo davanti a me, i soldati tranquilli chiamano via via i vari gruppetti. gli ultimi stanno sfilando verso la gola senza uscita e un soldato, fucile imbracciato, prende la mira e man mano che gli passano davanti spara. toccherá anche a noi, poi? certo, bisogna aspettare. qualcosa non mi torna. devo stare qui ad aspettare che mi chiamino per spararmi alle spalle? mi spiace, ma io non ci sto, me ne vado. non capisco perché non se ne vanno anche gli altri. no, noi s'aspetta con pazienza. sembra quasi che me ne vogliano per andarmene cosí alla chetichella. be', io me ne vado, tanti saluti.

devo ovviamente passare da casa per prendere il cappotto e altre cose che mi potrebbero servire nel resto nella mia vita, se me la lasciano vivere. speriamo che non ci sia mio padre, sicuramente mi denuncerebbe e mi sgriderebbe perché non sono dove dovrei essere. per fortuna non si vede, c'è solo il nonno. aiutami, nonno, devo scappare. con lui non c'è problema, per fortuna. mi infilo il cappotto e prendo il piatto bello di famiglia, mi servirá. ma non posso andare in giro con un piatto in mano. nonno, sii buono, me lo imballi per benino? certo, lui lo fará senza fiatare. infiliamo il piatto sotto quelli sulla tavola giá apparecchiata per il pranzo, ma ecco che entra mio padre. oh babbo, ma com'è che sei cosí alto? allegro lui, mi mostra i trampoli. sai, mi sto esercitando per la festa, che te ne pare? mica male, bravo! lui scherza notando la bambagia che sporge sotto il suo piatto. ma sai, con tutti i piccioni che ci sono in giro... è vero, vabbe', poi ci penseremo. e se ne torna beato nel suo studio. presto nonno, non ho tempo. mi dá il piatto bello incartato, mi avvicino alla porta di casa rimuginando se sto lasciando qualcosa, ma direi proprio di no, e non sto neanche a salutare papá, ovviamente. è la rottura...