giovedí quindici marzo duemilauno
le rivalitá quotidiane day

che la redazione del "resto del cestino" fosse composta da personale incompetente a 360 gradi ormai l'avevano capito anche le vecchie mura di bologna, ma che fosse anche velenosamente in malafede ogni tanto ci tiene a ricordarcelo, noi poveri occasionali lettori affamati di polemiche...

per dovere di cronaca, il cesto del carlino ci informa che la fenice unitá risorgerá dalle sue ceneri per ritornare in edicola a fine mese. ma per farlo sfoggia tutto il veleno di cui è capace. dice, infatti, e lo ribadisce con proterva insistenza, che per riprendere a funzionare la nuova unitá si avvantaggerá di un contributo statale di 13 miliardi e mezzo, ignorando (volutamente) che tutte (o quasi) le testate italiane devono contare sui soldi pubblici per poter sopravvivere e che questi contributi non vengono devoluti su criteri ideologici (le testate comuniste sí, le testate antipatiche no) ma su basi di merito e seguendo il principio che piú giornali ci sono e migliore è la qualitá dell'informazione). questo la redazione felsinea lo sa benissimo ma finge di ignorarlo.

nello stesso trafiletto al cianuro apprendiamo che i futuri redattori dell'unitá saranno 44 (come i gatti di zecchiniana memoria) e tutti assunti con il minimo contrattuale. come se non sapesse, la redazione del resto del cretino, che questa è prassi normale in tutte le testate italiane. ma non basta. alla fin della fiera, ci viene detto che tutto sommato la nuova unitá risorgerá a costo zero. ma è veramente cosí? vediamo. una redazione locale, con un minimo di personale (tre redattori a contratto minimo, un fotografo, un grafico, un apprendista a contratto ancor piú minimo, una segretaria e tre dattilografe, piú una trentina di collaboratori con una paga mensile variabile tra le 100mila e il milione) e una tiratura di 1600 copie con un costo di affitto nominale per l'immobilizzo di locali di proprietá dell'editore perdeva, cinque anni or sono, un miliardo abbondante l'anno (cioé al netto delle vendite). quanto puó costare una testata nazionale con una diecina (almeno) di redazioni locali?

solo che di redattori la nuova unitá dovrá spendere quasi tre miliardi l'anno (i giornalisti vengono pagati 14 mensilitá). ovviamente i redattori costituiscono una voce minima nel bilancio di una testata. per ogni redattore bisogna contare almeno tre collaboratori (articolisti), almeno un poligrafico (grafico e/o impaginatore, webmaster, dattilografa) ogni cinque redattori e una squadra di agenti di vendita per le pubblicitá. senza contare poi le spese di produzione (tipografia, cioé carta, inchiostro, manodopera, macchinari; costi di agenzia--sia l'ansa che l'adnkronos hanno il brutto vizio di farsi pagare), di manutenzione (hardware e software, assistenza, aggiornamenti, abbonamento internet, sito internet), utenze (gas, luce, telefono... solo che di telefono partono diversi milioni al mese), assicurazioni, avvocati, e naturalmente le spese di distribuzione (circa un terzo del prezzo finale, compreso il ricarico dell'edicolante).

su tutto questo il redattore del casino passa un silenzioso velo per gettare fumo negli occhi agli incauti lettori (che, al contrario di chi lavora dentro una redazione, non sono tenuti a conoscere tutti questi arzigogolati retroscena). vorrebbero forse farci credere che questo orribile quotidiano (che non è neppure nazionale) costi meno di 13 miliardi all'anno? bella battuta!!