venerdí sedici marzo duemilauno
satyricon day
quello che all'inizio (almeno a me) poteva sembrare come
"un altro scandalino televisivo" per fare un po' di bagarre,
si è rivelato un "caso nazionale" di portata assai pesante.
di interviste a giornalisti che hanno condotto indagini o che
hanno scritto libri su casi giudiziari e/o politici in italia se
n'erano viste altre. che vengano riproposte alla luce del sole
fatti e documentazioni giá esistenti e note a chi si è interessato
del caso non puó stupire piú di tanto. e allora, come mai tanto
baccano per un'intervista?
come reagireste voi se dopo essere stato indagato, interrogato,
processato e, per talune colpe, condannato, e in qualche modo
aver sfuggito i rigori della legge per altre accuse, vi ritrovaste
oggetto di una intervista televisiva sui vostri affari e sul vostro
passato giudiziario? chiedereste scusa? vi andreste a nascondere?
o non abbaiereste forse allo scandalo minacciando mezzo mondo
di querela per diffamazione, rifiutando alcun confronto con il
pubblico per difendervi? se una persona si comportasse cosí,
non pensereste subito che deve avere qualcosa da nascondere
e che se si rifiuta di replicare vuol dire che ha paura di ogni
confronto? se questo fosse un episodio della "signora in giallo"
sareste sicuramente di questo avviso.
ma ciancio alle bande, veniamo al dunque. gli oggetti di
contenzione per il signor silvio berlusconi, al secolo imprenditore
aspirante politico, sono due interviste: quella di daniele luttazzi a marco
travaglio (co-autore insieme a elio veltri del libro "l'odore dei
soldi", editori riuniti) e quella l'ultima di paolo borsellino (quattro
giorni prima della strage di capaci). i testi incriminati li trovate
(fra gli altri siti) su quello di repubblica (Luttazzi/Travaglio e Borsellino).
se non li trovati, o avete dei problemi a collegarvi con repubblica, insomma potete
anche leggerli cliccando qui.
meditate gente, meditate...