sabato venti ottobre duemilauno
pulcinella day
esistono giochini molto "addictive" come
"quake" o "tom raider", a quel che mi dicono,
ma niente è più assuefacente che lavorare e "giocare"
con l'html e suoi derivati.
ma per certi personaggi pubblici, politici, star di hollywood
e altri esemplari, il gioco che dà maggiore assuefazione
è proprio quello del ridicolo. ma come, mi si chiederà,
i politici sono persone serie, dedite al loro mestiere e al
loro lavoro di mandare avanti la baracca pubblica mentre
noi, sfaccendati e irresponsabili bambinetti, ci trastulliamo
serenamente nei nostri giochini quotidiani (come quello di
cercare di tirare a campare con un lavoro che non ci
soddisfa e non ci remunera abbastanza, ma tant'è). e come? al
solito modo dell'"italietta" di mussolini (o quella di
sempre, forse), che compensa le proprie mancanze con le
grandi manifestazioni popolari.
leggo in questi giorni due cose: una è storica, e l'altra di
attualità, ma per certi versi, affini tra loro.
tra il 37 e il 41 d.c. ci fu a roma uno dei primi esempi di
tirannia (da quasi due secoli non si era verificata la cosa,
mi pare), ma non quella studiata a regola per far fronte
ad un caso di emergenza (sulla, in un certo senso puó
essere considerato tale), bensí per l'inadeguatezza,
impreparazione e inesperienza (oltre che un adolescenziale
disattenzione verso ogni senso di responsabilitá) della
persona improvvisamente preposta a prendere le redini
di governo (e di un impero mica male...). gaius caligola,
pur assecondando impunemente ogni sorta di capriccio,
per quanto stravagante o crudele che fosse, aveva quanto
meno uno spiccato senso della teatralitá del potere,
donando alle folle maestosi e fulgidi spettacoli di una
pompa (e di una mugnificenza) quasi impensabili per un
sovrano occidentale. tuttavia, sono proprio questi spettacoli,
oltre al culto divino della persona, che hanno fatto sí che
due secoli dopo ci fossero sacche di popolo ancora
devote alla sua memoria.
oggi accade la stessa cosa. l'italia conta poco nell'attuale
scacchiera guerriera (le nostre forze, forse, verranno impiegate
come "interinali", al posto cioè delle forze americane, in kossovo).
il nostro capo del governo non è stato invitato ma solo perché
gli alleati avevano "cose loro da discutere", infatti:
schroeder: allora, tony, chi invitiamo alla festa per silvio?
blair: mah, penso che i cunningham sarebbero molto contenti di venire,
e poi la moglie fa delle bistecche al sangue...
chirac: ah no, se si parla di bistecche, devo dire che quelle di mia cugina
sono impareggiabili!
blair: ok jacky, ma allora non vengono neppure i delaussier, che lui
proprio non lo reggo...
schroeder: ragazzi, calma, non perdiamo di vista lo scopo: deve essere
tutta gente che silvio non si aspetta di trovare!
blair: ah be', allora invitiamo il dottor borrelli, no?
certamente dev'essere andata cosí, e poi comunque, ci dicono,
berlusconi aveva ben altro a cui pensare che discutere con gli alleati europei
dell'attuale situazione.
ma la cosa piú importante non è questa. quello che è importante
è che l'italia è pronta (a far che, non si sa) a fare la sua parte nella
lotta al terrorismo di bin laden. gli alleati, naturalmente, sono felici di
questa colossale notizia (stavano già tremando all'idea che la nostra
madre patria non partecipasse agli sforzi). e noi si darà l'inconfutabile
prova che quello che abbiamo fatto nella guerra del golfo (che se non
era per noi, quelli erano ancora lí a menarsela adesso, pardon, volevo
dire "menarsi") non era un incidente storico ma una confermata realtà:
a novembre tutti in piazza del popolo a roma a manifestare la nostra
solidarietà con gli stati uniti (cosí gliela faremo vedere a quei terroristi
dei mussulmani, tie'), anzi, la nostra dichiarata posizione a favore (a
favore di che cosa, di grazia? ma degli u.s.a., anzi, degli states), bau
bau.
sarà una grande festa, dicono, con una partecipazione anche piú
grande della marcia della pace. informato della notizia da bruno vespa,
il senatur non ha espresso eccessivi entusiasmi, dichiarando che "lo
sento adesso per la prima volta" (della serie "a me non dicono mai
niente, uffa"). e, stranamente, ha fatto la stessa faccia che ha fatto
berlusconi davanti ai giornalisti quando ha saputo della tresca... pardon,
dell'incontro segreto dei tre alleati. tipica difesa dell'escluso: c'ho da fa'.
"continuiamo cosí, facciamoci del male."