sabato ventuno giugno duemilatre
"un uomo" day
era tempo che non facevo le ore picciole, ma ieri sera
proprio meritava e poi alla fine di andare a nanna non
avevo punta voglia (no tenía ganas!).
è stato piuttosto difficoltoso trovare la strada,
come succede a volte nella "bassa", dove le stradine
sembrano tutte uguali e si può passare l'indicazione
per la località desiata senza rendersene conto.
però alla fine ci siamo riuscite a trovare il luogo ambito,
appena quattro persone sparse sull'erba neanche
un'ora prima del concerto. eh non butta bene... la mia
amica gi` se lo immagina rinchiuso nella roulotte a
tagliarsi le vene. ma io, fiduciosa, predico che arriveranno
a frotte sul tardi perché si sa, ai concerti nessuno
è puntuale, tranne de gregori...
prendiamo posto e ci dilettiamo a conversare mentre
assistiamo ad una lenta e graduale presa di potere da
parte del popolo finardiano. quello che a noi prima
sembrava un posto troppo vicino al palco in breve
tempo si rivela lontano cinque file. fremo. vorrei essere
addirittura sdraiata sul palco, se me lo lasciassero
fare. lo cerco nel retro, ma l'addetto alla sicurezza mi dice
che non c'è proprio. se solo fossi arrivata mezz'ora
prima... e se le indicazioni stradali fossero civili, se...
dopo un miscuglio incerto e spesso incongruo con il
concerto (tranne un bellissimo brano di lenny krevits,
"let love rule"), preannunciato da un promettente
rimesciare sul palco arriva lui e il suo bel codone bianco.
senza tanti preamboli attacca subito a suonare la
sua meraviglia. man mano che scorrono leggere nell'aria
mi piglio di contarle e appuntarle mentalmente, ma dopo
"diesel" (l'ottava) abbandono l'impresa abbandonandomi
al ritmo talora frenetico, talora dolce, ma sempre
trascinoso delle note. bravi, anzi bravissimi i musicisti
che lo accompagnano, ma soprattutto sublime lui,
protagonista impeccabile, generoso e trascinante
mi godo tutto, ballo liberamente sulla sedia sentendomi
meravigliosamente bene nella mia vecchia pellaccia:
sono una splendida quarantenne, cullata dalle note di
questo splendido cinquantenne, anche se, man mano
che si avvicina la fine del concerto, la mia ansia cresce,
tanto ci tengo a riuscire a parlargli. quanta folla dovrò
scavalcare? quanto tempo riuscirò ad avere?
"extraterrestre" me l'ascolto (a momenti svengo)
ormai da sotto il palco e sulle ultime note schizzo dietro
per spalmarmi sulla transenna. è da lì che
mi gusto i quattro bis (uno di quelli della sicurezza, ben
poco curante del concerto e molto più di tornarsene
a casina, minaccia di prelevarlo di peso dal palco altrimenti...).
ormai siamo un nutrito gruppetto. ci dicono che si riposa
un po' e poi viene a firmare autografi. solo??
lo vedo uscire dalla roulotte, sedersi ad uno dei
tavolini con i suoi accoliti e noi lì ad aspettare...
autografi... non avevo previsto, non mi ero preparata, non
ho che l'orario del ginecologo, ma insomma... dicono tutti
che è tanto disponibile... infatti, guarda verso di noi:
"ma fateli venire, no?" ah mi pareva...
gran corsa per avvicinarci al suo tavolino dove gli
organizzatori gli stanno facendo firmare un tot di manifesti.
vado da un lato (mi piace distinguermi!). produco il mio
foglietto ciancischiato e gli porgo la penna; lui firma come
per altri. butto lì qualche parola, il nome di un amico
che lo conosce, mi dà retta ma limitatamente, troppe
le distrazioni. non è il momento di parlare. io aspetto.
mica ho fretta, io!
finalmente, passata la folla di autografi e foto ricordo, penso
che sia giunto il momento: o la va o la spacca, mica posso
restare qui in eterno. balbetto qualcosa, lui mi incoraggia e
senza neanche troppi imbarazzi gli comunico la mia
gratitudine. fin qui niente di strano e lui procede nelle sue
operazioni. per parlare con qualcuno bisogna dire qualcosa
che desti il suo interesse, giusto? gli dico che è un
momento difficile della mia vita, che anche adesso mi aiuta
la sua musica, così come era successo quando
sono tornata in italia. bingo! eugenio alza lo sguardo, incuriosito.
appena sente parlare di florida il suo interesse si accende.
il resto è una discussione sulle differenze culturali
tra americani e italiani o europei. qualcuno registra tutto,
passando il walkman da me a lui e viceversa. un paio di
momenti di intensa comunicazione coronati da un bell'abbraccio
e la promessa di scrivergli quanto prima. quello che avrei
voluto è la sua promessa di rispondermi, ma questa
è storia ancora da scrivere.
wow wow e ancora wow