giovedí ventidue febbraio duemilauno
roland barthes day
chi si ama? chi dice la veritá, o meglio, chi ci dice ció che in cuor
nostro sappiamo giá ma bisogna che ce lo dica qualcun'altro
perché diventi vero, altro da noi stessi.
per scoprire persino i segreti piú reconditi del nostro essere
abbiamo bisogno dell'altro, di quello specchio che ci
rimandi un'immagine (pressocché) affidabile di noi stessi.
dunque parliamo, dunque scriviamo, dunque ci sfoghiamo con
l'amico, con il confessore, con lo psicoterapeuta piú o meno allo
stesso modo come ci affidiamo al terapeuta per farci
rimettere in sesto nel corpo.
perché amo barthes? mi restituisce, in formato lucido, analitico,
ufficiale ció che giá conosco: la mia veritá
(che nella sua penna diventa universale, la veritá),
arricchita e corredata da riferimenti letterari e culturali. ma è
soprattutto la sensibilitá, la similitudine che mi conquista, perché
in fondo parliamo lo stesso linguaggio, apparteniamo
allo stesso universo dei sensi.
cosí puó capitare che un quesito, un dubbio mi perseguiti:
cosa significa per me fantasticare? apro una pagina a caso:
le fantasme me plaît parce qu'il reste concomitant à la conscience de la réalité (celle du lieu où je suis); ainsi se crée un espace double, déboîté, échelonné, au sein duquel une voix (je ne saurais jamais dire laquelle, celle du café ou celle de la fable intérieure), comme dans la marche d'une fugue, se met en position d'indirect: quelque chose se tresse, c'est, sans plume ni papier, un début d'écriture.
è evidente che per "fantasme" lui sta proprio pensando a quella specie di "roman de poche" che ci si porta sull'autobus, per strada, in ufficio, in qualunque momento del giorno. divagazioni immaginifiche per creare un testo alternativo alla vita quotidiana, al nostro reale. noi diventiamo intrattenitori di noi stessi, sostituendoci alla mamma quando ci raccontava le favole. ma al contempo diventiamo intuitivi analisti di noi stessi. come nei rêves éveillés il subconscio emerge in qualche modo nelle scelte della trama ("se tresse") raccontandoci i suoi desideri e le sue paure. per lo scrittore (come per lo psicologo) è una preziosa fonte di materia prima.