domenica ventotto gennaio duemilauno
on connait la chançon day

parole parole parole... realtá fatta di parole, parole i fatti, parole sul giornale come una commedia di costume. la vecchia "violentata" aveva una relazione con l'avvinazzato barbone tedesco e per la vergogna aveva ammesso di essere stata stuprata. poi le è rimorsa la coscienza ed è tornata per scagionarlo. purtroppo, peró la vicenda ha posto una brutta fine alla peculiare storia d'amore. lui: "non voglio piú vederla, me ne vado. in fondo, era solo attrazione fisica."

parole pure il contatto fisico. "dritto il capo, su lo sterno, giú le spalle..." forzare i muscoli a fare qualcosa di diverso, di "insolito". come si puó dunque supporre che l'animo umano, tutt'uno con il corpo, possa invece assuefarsi docilmente ad una situazione sempre uguale, che non possa in qualche modo raccontare a se stesso? parole parole parole...

parole da mangiare. un etto di affettato, due etti di affetto. efficace l'effettivo affabularsi affamato di fette e fettine. fatto detto. ti faccio a fettine, tagliatelle della tua bella pelle vellutata con ragú di carne. che affare! un affare per tagliare la carne, per aprire le scatole, rotte dette. dettami. "buongiorno ragazzi, prendete il quaderno e scrivete: dettato."

le parole sono facili, non costano nulla e per questo si sprecano, si buttano all'aria, si inflazionano. eppure le parole pesano, eccome se pesano a volte! "di te non ci si puó mai fidare", "non sei il mio tipo", ecc. le parole tagliano anche: "non capisco come tu faccia a sostenere una simile posizione [ergo sei un imbecille]", "non sei all'altezza", ecc. le parole accarezzano: "è bello stare con te", "sei semplicemente geniale", "ottimo lavoro, complimenti", ecc. e le parole chiedono: "mi scuso per il ritardo, non vorrei averti causato dei problemi" [ergo, ti ho causato dei problemi? non ce l'hai con me, per essere arrivato in ritardo, vero? dammi conferma...].