GLI INIZI MISTERIOSI E LA BANCA RASINI

LUTTAZZI: Nel suo libro si parla di tesi, di teoremi?
TRAVAGLIO: Si parla di fatti e di documenti, che andrebbero spiegati. C'è un
dirigente della Banca d'Italia, Giuffrida, che, su incarico della Procura di
Palermo, studia i finanziamenti arrivati negli anni Settanta e Ottanta alle
32-34 holding di Berlusconi

L: Cosa sono le holding?
T: Contenitori di denaro. Questo funzionario ha cercato di capire da dove
venissero quei soldi: 115 miliardi in contanti dell'epoca (che sarebbero 500
di oggi), che arrivano in 7 anni in contanti. Non so come arrivino, forse
con dei valigioni o dei tir... Alla fine Giufrida si arrende e scrive:
provenienza sconosciuta. Solo Berlusconi potrebbe spiegare. Magari c'è
qualche benefattore segreto che inviava periodicamente questi soldi...

L: Ma non c'è un modo per seguire i movimenti passo passo?
T: No, Il sistema francovaluta faceva in modo che il soggetto fosse
inindivduabile. Poi ci sono delle amenità come il fatto che alcune di queste
società siano state registrate fra i i negozi di parrucchiere e estetista. E
Infatti non si trovavano. Poi le banche dicono: "Ci siamo sbagliati...".

L: Di che banche si trattava?
T: Una era la Banca Rasini, dove lavorava il padre di Berlusconi.

L: Che cosa faceva il padre di Berlusconi nella Banca Rasini?
T: E' entrato come impiegato, mi pare che abbia concluso come direttore. La
Banca Rasini è indicata dai giudici di Palermo come una di quelle impegnate
nel riciclaggio dei soldi della mafia.

L: Poi c'è la questione delle società chiamate monouso. Usate una volta e
poi fatte sparire. Come funzionano?
T: Sono società che fanno una operazione e poi tornano all'origine. E' una
delle cose più incomprensibili. Neppure una persona di alto livello come
Giuffrida riesce a spiegarlo. Solo Berlusconi può farlo. Può darsi che tutto
ciò sia lecito. L'importante è spiegarlo.

CRAXI ALLE RIUNIONI DI FORZA ITALIA
L: Nel libro si parla di due fasi. La prima dagli anni Settanta al 1983, in
cui piovono miliardi non si sa perché. Poi inizia la fase craxiana. A
proposito, viene fuori che Bettino Craxi a partecipato alla fondazione di
Forza Italia, giusto?
T: Sì, c'è un ex democristiano di nome Maurizo Cartotto che racconta che nel
'92 Marcello Dell'Utri lo ha convocato e gli ha detto che Berlusconi stava
pensando di mettere su un partito...

L: Chi è Marcello Dell'Utri?
T: E' il braccio destro di Berlusconi, palermitano, che quando Berlusconi ha
bisogno di uno stalliere, nel 1974, prende un boss mafioso, Vittorio
Mangano, condannato per associazione mafiosa e per traffico di droga, e
glielo mette in villa per un anno e mezzo. Ma chiudiamo la parentesi.
Cartotto racconta che nel '92 Dell'Utri lo ingaggia Cartotto in Publitalia e
gli dice di non dire niente a nessuno perché neppure Confalonieri doveva
saperne nulla. Perché Confalonieri dice una cosa semplicissima: "Non
possiamo entrare in politica con le tv". Oggi sarebbe tacciato di
stalinismo. Comunque si tengono diverse riunioni ad Arcore. E a un paio di
queste partecipa anche Bettino Craxi, poco tempo prima di volare ad
Hammamet. Cartotto racconta poi anche il movente della della nascita di
Forza Italia, illustrato chiaramente dallo stesso Berlusconi durante una
convention di quadri Fininvest: "I nostri amici cioè Craxi e compagnia
contano sempre meno. I nostri nemici contano sempre di più. Quindi dobbiamo
difenderci da soli". Ma c'è un'altra cosa assolutamente straordinaria.

L: Qual è?
T: Che nel 9293 Berlusconi si aggirava per le sue aziende dicendo che se non
fosse entrato in politica sarebbe stato accusato di essere mafioso. Temeva
che gli fossero rivolte accusa di contiguità alla mafia. Diceva: "Faranno di
tutto, tireranno fuori tutte le carte". Poi, nel '94, in un momento in cui i
sondaggi andavano meno bene, disse che la colpa era di Dell'Utri e delle
voci su una sua vicinanza alla mafia. Ma Dell'Utri replicava: "Silvio mi
dovrebbe ringraziare. Se dovessi aprire in bocca io...". Molto interessante
è anche la requisitoria del pm Luca Tescaroli al processo per la strage di
capaci, dove stati condannati tutti i boss di Cosa Nostra da Riina in giù.
Tescaroli fa un accenno a indagine in corso a Caltanissetta sui mandanti a
volto coperto e che avrebbero suggerito se non altro la tempistica. E nella
sua requisitoria il Pubblico ministero ha ricordato le parole di alcuni
collaboratori di giustizia che dicono che Rina e gli altri, prima della
strage avrebbero incontrato alcuni personaggi importanti: Berlusconi e
Dell'Utri.

L: Ma sono accuse che non sono state dimostrate...
T: Fanno parte di una requisitoria, sono state pronunciate in un'aula di
tribunale. E' un documento pubblico, che penso meriterebbe un certo
interesse. Invece niente. E' il periodo dell'attenzione della mafia al
patrimonio artistico italiano e dell'attentato a Maurizio Costanzo che era
contrario all'ingresso di Berlusconi in politica.

LA LEGGE TREMONTI
L: Un capitolo molto interessante è quello sulla legge Tremonti, l'esponente
di Forza Italia che pochi giorni fra ha dato del gangster a Visco, e
Mediaset. Che cosa è successo?
T: In soldoni, la legge Tremonti offre sgravi alle aziende che reinvestono
gli utili. E' successo che Mediaset ha comprato dei film e ha chiesto al
governo se poteva benefciare o no degli sgravi per 243 miliardi. Non so se
ne avesse diritto oppure no. C'è chi sostiene di no, in quanto i film non
sono assimilabili a un investimento materiale. Ma non è questo il punto. Il
punto è che a beneficiare della legge è colui che l'ha fatta, che con una
mano fa la legge e con l'altra ne gode i benefici. E' lo stesso Berlusconi
che si domanda "posso"? Si risponde di sì e ci guadagna 250 mliardi.

L: Ma Berlusconi, quando gli rimproverano il conflitto di interessi, dice
che ogni volta che si parlerà di cose che lo riguardano si alzerà e se ne
andrà dal Consiglio dei ministri.
T: Allora il suo dovrebbe essere un governo vacante, in esilio.

L: Ho provato a elencare le cose di cui si occupa: televisioni,
assicurazioni...
T: Negozi di parruchieri...

L'INTERVISTA A BORSELLINO
L: E poi nel libro c'è la trascrizione di un'intervista filmata a Paolo
Borsellino.
T: Un'intervista agghiacciante a Borsellino. Roberto Morrione, direttore di
Rainews24 l'ha proposta a tutti, ma non trova nessuno a cui interessi.

L: Che cosa dice di così agghiacciante?
T: Dice che la procura di Palermo sta indagando su Berlusconi, Dell'Utri e
Mangano. E poi dice che c'è un'intercettazione telefonica in cui Mangano,
nel 1981, contratta con Dell'Utri a proposito di un cavallo. E dice anche
che nel Maxiprcesso si è appreso che Mangano, quando parla di cavalli si
riferisce a partite di droga. Borsellino, che ha senso dell'umorismo, dice :
"Nella telefonata si parla di cavalli consegnati in un hotel. Se io dovessi
consegnare dei cavalli li consegnerei all'ippodromo o al maneggio". Che cosa
si direbbe di Borsellino, se fosse vivo oggi? Che è una toga rossa, che è
arrivata la cavalleria comunista? Ma Borsellino votava per il Movimento
sociale. Se facesse oggi questa intervista sarebbe deferito come minimo al
Csm. Comunque la cassetta c'è ed è in questo paese non si trova un programma
che la mandi in onda se non di notte. Acquisita agli atti della Procura
Caltanissetta che si occupa delle stragi. Sarebbe molto interessante sapere
di che si occupava la procura di Palermo poco prima che i suoi due maggiori
esponenti saltassero per aria.

L: Grazie. Con questo libro dimostri di esere un uomo libero, e non è facile
trovare uomini liberi in quest'Italia di merda.

(16 marzo 2001)

IL TESTO

L'intervista smarrita
a Paolo Borsellino


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ROMA - Ecco la trascrizione dell'intervista rilasciata dal magistrato 
Paolo Borsellino il 19 Maggio 1992 ai giornalisti Jean Pierre Moscardo 
e Fabrizio Calvi. Quattro giorni dopo Giovanni Falcone venne ucciso
 in un attentato a Capaci. Due mesi dopo (1l 19 luglio) lo stesso 
Borsellino fu ucciso nell'attentato di via D'Amelio a Palermo. 
L'intervista del magistrato, trasmessa da un canale satellitare Rai 
e rifiutata da altre tv nazionali, è al centro delle polemiche scatenate 
dalla trasmissione "Satyricon" andata in onda ieri sera. Il gruppo Ds 
della Camera ne ha diffuso il testo integrale. L'intervista si apre con 
una dichiarazione di Borsellino.

Borsellino
Sì, Vittorio Mangano l'ho conosciuto anche in periodo antecedente al 
maxi-processo e precisamente negli anni fra il 1975 e il 1980, e ricordo 
di aver istruito un procedimento che riguardava delle estorsioni fatte 
a carico di talune cliniche private palermitane. Vittorio Mangano fu 
indicato sia da Buscetta che da Contorno come "uomo d'onore" 
appartenente a Cosa Nostra.

Giornalista
"Uomo d'onore" di che famiglia?

Borsellino
L'uomo d'onore della famiglia di Pippo Calò, cioè di quel personaggio 
capo della famiglia di Porta Nuova, famiglia della quale originariamente 
faceva parte lo stesso Buscetta. Si accertò che Vittorio Mangano, ma 
questo già risultava dal procedimento precedente che avevo istruito 
io e risultava altresì da un procedimento cosiddetto procedimento 
Spatola, che Falcone aveva istruito negli anni immediatamente 
precdenti al maxi-processo, che Vittorio Mangano risiedeva abitulamente 
a Milano, città da dove come risultò da numerose intercettazioni telefoniche, 
costituiva un terminale del traffico di droga, di traffici di droga che 
conducevano le famiglie palermitane.

Giornalista
E questo Mangano Vittorio faceva traffico di droga a Milano?

Borsellino
Vittorio Mangano, se ci vogliamo limitare a quelle che furono le emergenze 
probatorie più importanti risulta l'interlocutore di una telefonata intercorsa
 fra Milano e Palermo, nel corso della quale lui, conversando con un altro 
personaggio mafioso delle famiglie palermitane, preannuncia o tratta 
l'arrivo di una partita di eroina chiamata alternativamente, secondo il 
linguaggio convenzionale che si usa nelle intercettazioni telefoniche, 
come magliette o cavalli.

Giornalista 
Comunque lei in quanto esperto, può dire che quando Mangano parla di 
cavalli al telefono, vuol dire droga.

Borsellino
Si, tra l'altro questa tesi dei cavalli che vogliono dire droga, è una tesi che 
fu avanzata alla nostra ordinanza istruttoria e che poi fu accolta al 
dibattimento, tanto è che Mangano fu condannato al dibattimento 
del maxi processo per traffico di droga.

Giornalista
Dell'Utri non c'entra in questa storia?

Borsellino
Dell'Utri non è stato imputato del maxi processo per quanto io ne ricordi, so 
che esistono indagini che lo riguardano e che riguardano insieme Mangano.

Giornalista
A Palermo?

Borsellino
Sì, credo che ci sia un'indagine che attualmente è a Palermo con il vecchio 
rito processuale nelle mani del giudice istruttore, ma non ne conosco i particolari.

Giornalista
Marcello Dell'Utri o Alberto Dell'Utri?

Borsellino
Non ne conosco i particolari, potrei consultare avendo preso qualche appunto, 
cioè si parla di Dell'Utri Marcello e Alberto, di entrambi.

Giornalista
I fratelli

Borsellino
Sì.

Giornalista
Quelli della Publitalia?

Borsellino
Sì.

Giornalista
Perché c'è nell'inchiesta della San Valentino, un'intercettazione fra lui e 
Marcello Dell'Utri in cui si parla di cavalli.

Borsellino
Beh, nella conversazione inserita nel maxi-processo, si parla di cavalli da 
consegnare in albergo, quindi non credo potesse trattarsi effettivamente 
di cavalli, se qualcuno mi deve recapitare due cavalli, me li recapita all'ippodromo 
o comunque al maneggio, non certamente dentro l'albergo.

Giornalista
C'è un socio di Marcello Dell'Utri, tale Filippo Rapisarda che dice che questo 
Dell'Utri gli è stato presentato da uno della famiglia di Stefano Bontade.

Borsellino 
Palermo è la città della Sicilia dove le famiglie mafiose erano più numerose, 
si è parlato addirittura in un certo periodo almeno di duemila uomini d'onore 
con famiglie numerosissime, la famiglia di Stefano Bontade sembra che in un 
certo periodo ne contasse almeno 200, si trattava comunque di famiglie 
appartenenti a una unica organizzazione, cioè Cosa Nostra, i cui membri 
in gran parte si conoscevano tutti, e quindi è presumibile che questo 
Rapisarda riferisca una circostanza vera.

Giornalista
Lei di Rapisarda ne ha sentito parlare?

Borsellino
So dell'esistenza di Rapisarda, ma non me ne sono mai occupato pesonalmente.

Giornalista
Perché quanto pare, Rapisarda, Dell'Utri, erano in affari con Ciancimino, 
tramite un tale Alamia.

Borsellino
Che Alamia fosse in affari con Ciancimino è una circostanza da me conosciuta 
e che credo risulti anche da qualche processo che si è già celebrato. 
Per quanto riguarda Rapisarda e Dell'Utri, non so fornirle particolari indicazioni, 
trattandosi ripeto sempre di indagini di cui non mi sono occupato personalmente.

Giornalista
Non le sembra strano che certi personaggi, grossi industriali come Berlusconi, 
Dell'Utri, siano collegati a uomini d'onore tipo Vittorio Mangano?

Borsellino 
All'inizio degli anni Settanta, Cosa Nostra cominciò a diventare un'impresa 
anch'essa, un'impresa nel senso che attraverso l'inserimento sempre più 
notevole, che a un certo punto diventò addirittura monopolistico, nel traffico 
di sostanze stupefacenti, Cosa Nostra cominciò a gestire una massa enorme 
di capitali, dei quali naturalmente cercò lo sbocco, perché questi capitali in 
parte venivano esportati o depositati all'estero e allora così si spiega la vicinanza 
tra elementi di Cosa Nostra e certi finanzieri che si occupavano di questi 
movimenti di capitali.

Giornalista
Lei mi dice che è normale che Cosa Nostra si interessi a Berlusconi?

Borsellino
è normale che chi è titolare di grosse quantità di denaro cerchi gli strumenti 
per poter impiegare questo denaro, sia dal punto di vista del riciclaggio, sia 
dal punto di vista di far fruttare questo denaro.

Giornalista
Mangano era un pesce pilota?

Borsellino
Sì, guardi le posso dire che era uno di quei personaggi che ecco erano i ponti, 
le teste di ponte dell'organizzazione mafiosa nel nord Italia.

Giornalista
Si dice che abbia lavorato per Berlusconi?

Borsellino
Non le saprei dire in proposito o anche se le debbo far presente che come 
magistrato ho una certa ritrosia a dire le cose di cui non sono certo, so che 
ci sono addirittura ancora delle indagini in corso in proposito. Non conosco 
quali atti siano ormai conosciuti, ostensibili e quali debbano rimanere segreti. 
Questa vicenda che riguarderebbe i suoi rapporti con Berlusconi, è una 
vicenda che la ricordi o non la ricordi, comunque è una vicenda che non 
mi appartiene, non sono io il magistrato che se ne occupa quindi non mi sento 
autorizzato a dirle nulla.

Giornalista
C'è un'inchiesta ancora aperta?

Borsellino
So che c'è un'inchiesta ancora aperta.

Giornalista (in francese) 
Su Mangano e Berlusconi a Palermo?

Borsellino
Sì.

(15 marzo 2001)

[ dal sito di repubblica ]

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