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Barone

[ italiano ]

Premessa:

La seconda di questa trilogia, Barone rappresenta una deviazione temporanea dalla storia principale e in un certo senso potrebbe considerarsi lo studio di un personaggio (caratteristiche, personalità, passato, tendenze, ecc.). Da un punto di vista puramente narrativo, questa novella è un fallimento perché da sola non va da nessuna parte, ma l'esercizio in sé e per sé mi è stato molto utile per sviluppi successivi. Inoltre, in confronto con le altre due novelle, risulta assai più banale e poco innovativa, salva fatta per il finale alquanto a sorpresa.

[...]
Voltati; fissa il cocktail il cameriere ti ha appena sbattuto sotto il naso. Champagne, leggero bollicinoso come il tuo cuore. Cigliegina rossa, passionosa come la tua fica. Oliva verde come i tuoi soldi. Ora capisce che tipo sei. Chiudi la frase con un sorrisino maliziosetto (ridondante), fissalo con autostima appagata. Lui, lui sorride di cuore. In un flash la scena di un'ora fa, indifferenza, poco rispetto, lei piangeva e lui chiedeva il conto: distacco. Forse è lei la lagna. O una noiosa. Ricordati con che fretta l'ha mollata. Lo farà anche con te. Eh no, tu non sei della stessa stoffa, canapaccia dura e tosta. Magari non era abbastanza per lui, magari non era neppure la sua donna. Hai tanta voglia di fare domande su quella fretta. "Posso offrirvi un altro champagne-cigliegina-oliva?" No, grazie. Non ne ho più voglia; è un'idea già vecchia. Devo andare. "Impegni?" Sì. Restituisci il suo sguardo penetrante, punta dritto negli occhi. Che pensi di un uomo a cui ti viene così facile mentire, come se da te se lo aspettasse? "Venite qui spesso?" A volte. "Posso darvi un passaggio al vostro im-pegno?" Risolino vezzoso. Ho l'aria di una che sta per impegnarsi? "Non lo so, l'avete?" Ridi di nuovo, ochetta, ma non rispondere e lasciagli capire quello che vuole. "Vi accompagno, se mi permettete." Camminate piano, fianco a fianco lungo i sentieri ripuliti. Avenue Koch, amichevole addio. Vuoi rivederlo ma non solo per vederlo. "Posso rivedervi?" Rintuzza la facile boutade, annuisci e taci. "Me lo auguro davvero, madame... non ricordo il vostro nome..." Non l'ho detto; Madeleine. "Madeleine e poi?" Madeleine e basta. Vezzosa e provocante. Vorresti chiedere il suo nome ma non osi chiederlo e lui non ti rivela altro che un semplice Guillaume.

Il pomeriggio muore nella noia domestica. Jacques chiama da Rio. "Mi hai visto oggi, bambola?" chiede lui. No, lo sai che non mi piace guardarti correre. Mento io. "Ma ho vinto, bamboletta mia, ho vinto io! Non sei fiera di me?" Sono fiera che tu sia ancora vivo. Mento di nuovo. "Sei strana, stai bene?" Sto bene, come devo stare? Strana è questa tua preoccupazione per la mia salute, caro. (Hai paura che il tono ironico e l'insolita ansia per la sua vita possano tradirti?) "Anche la tua, fanno eco le sue parole, c'è qualcuno con te?" Ma no, perché... sono sola. "Ti stai vedendo con qualcuno?" Smettila, certo che no, e se anche fosse, pensi che te lo direi? Silenzio glaciale. (Sei stata troppo ardita, temilo.) Sto bene, tutto a posto, non ti preoccupare, non vedo nessuno e sto bene. Anzi, semmai mi sto annoiando. "Non voglio che ti annoi, bambola, potresti fare qualcosa di poi ti pentiresti." Mi minacci? "Per nulla, è solo un piccolo consiglio per la mia bamboletta fedele. Comunque, ritorno la settimana prossima e voglio trovarti bella e sofisticata ad aspettarmi, chiaro?" Chiaro e lampante, sarò come tu mi vuoi, Jacques. "Brava." Al diavolo lui e tutti.

A sfatare la noia subito dopo la voce di Lavinia per assicurarsi che non mancherai il suo the all'inglese domani pomeriggio (lo mancherai) e per ricordarti che stasera i Delacosse hanno organizzato una piccola festa, non lo sapevi? (non lo sapevi). "Ma è imperdonabile! Non te la prendere, Pat non ha avuto il tempo di mandare tutti gli inviti (a quanto pare), ma visto che sei uno dei fedelissimi, come me, ha chiesto a me di avvisarti, tanto è una cosa informale, ma si arrabbierebbe moltissimo con me se non ti facessi vedere. Prometti che verrai?" Che ha di tanto speciale questa serata? "Ci sono novità, ospiti nuovi, cioè, non sono saranno alcuni ospiti speciali, sai, vecchia aristocrazia, sai quelli che non mettono mai il naso fuori dal cerchio blu..." E diventeranno "regolari"? "Vuoi scherzare? Certo che no, oddio, sarebbe una noiaaa, sai come sono i boulevardier, no?" No, non lo so, non bazzico quei paraggi. "Eh ma allora è una ragione in più per venire, scherzi? Hai molta classe, ragazza, e chissà, potrebbe essere il tuo biglietto d'ingresso per... insomma, sarebbe ora che trovassi qualcuno un po' chic e sbarazzarti di quello stronzo." Maddai... "Ma davvero, sai, quant'è che te lo dico? e poi ci sei stata già per una vita." Non è così semplice, non è facile... (Non puoi dirglielo, non capisce.) "Messaggio ricevuto, cara, non sono affari miei, ma nei tuoi panni io gli avrei già dato un bel calcione nel didietro e tanti saluti. Renditi conto che non puoi sprecare quel che resta della tua gioventù." Già, non lo hai mai potuto soffrire. "E non sono neanche la sola, credimi, quello è è uno psicopatico, è proprio fuori di testa quello là." Lavinia! "Neghi l'evidenza?" Jacques non è uno psicopatico. "Allora vieni stasera?" Non so... ma sì, vengo, e non glielo dico. "Bene bene, allora ci vediamo là. Fatti bella, però." [...]


Chi vuole catleyas?


Il tassì si ferma davanti al numero 15 di rue Mignon. Premi il bottoncino di ottone, oltrepassi l'alto e scuro portone di quercia che si apre. Su per scale di marmo. "Oh ma chèrie, sei semplicemente deliziosa! Dove ti eri cacciata, sono ere geologiche che non ti si vede! Entra, cara, è sempre un piacere vederti." Fin troppo ovvio che non vuole davvero sapere cosa hai fatto in tutti questi mesi: tutto il suo interesse è per ciò che non ho fatto in questi mesi, cioè venire alle sue "tremende" serate. Devi scusarmi, Pat, ma ho saputo solo oggi da Lavinia che... "Ah lo so, sono stata mostruosamente sgarbata, non ho scuse, credimi, ma è stata una settimana in-fer-na-le, con Charles via in questi giorni, tu non hai proprio idea di che cosa è successo... insomma, volevo mandarti un invito formale, ma, be' in fondo con te non ce n'è bisogno, lo sai che casa mia è sempre aperta per le carissime amiche!" Non devi scusarti, è tutto ok, davvero. "Grazie, carissima, sapevo che avresti capito." Quello che ho capito è che a me proprio non aveva pensato, né l'avrei mai saputo, se non fosse stato per Lavinia, che è una delle poche con cui sono rimasta in contatto. "Lo so, è un peccato che non possa deliziarsi con la sua presenza stasera, ma poverina... però, che lagna, eh?"

Perorare la causa degli assenti non ti riesce molto bene, anche perché Patricia ti ha già tirato per la manica per trascinarti in una fitta serie di presentazioni: Louis Laforge qua, Anne-Marie Bonbon là, Michel d'Ivry meraviglioso, Amedée Framboise stupenda, ma che bel collier, ma che stupenda serata, ma che amici illustri... (qualcuno ha la bontà di spiegarti che gli aristocratici non amano venir riconosciuti per i loro titoli nel timore di essere umiliati dall'ignoranza dei plebei). "Ah Gaston, eccoti finalmente... ti presento la mia seguace più devota e fedele, eh... non molto negli ultimi mesi, ma non le porto rancore, sono così magnanima, vero? Dunque, Gaston d'Ambroise, e questa è Madeleine Laforêt (oh cielo)." "Enchanté. Parente di Jacques?" Sorridi e ignorali, tranquilla. No, in nessun senso, dovrei? "Oh ma non è deliziosa?" "Assolutamente!" "Infinitamente de-li-zio-sa! Lo dico sempre, oh oh oh!" (da vomito... dejá…á vu vu?)

“Ses yeux sont comme les noires nuits brillantes;
c'est la tete fine des forts égyptiens
qui dressent leurs poses lentes
sur les sarcophages anciens.” (M.P.)


© 1999-2005 marina pianu, italy | narrative :: 


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