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Perchè quest'opera? Sicuramente come prima segnalazione
ci stava bene un testo classico, e siccome il compito è stato affidato a
me, dal mio particolarissimo punto di vista ho voluto soffermarmi su
quello che io considero un gioiellino della letteratura di genere (oserei
dire "erotica", se non fosse che strettamente parlando tutto si
può dire di Sade tranne che sia erotico).
Perchè Sade? Il "Divino Marchese" è stato
cruciale per la mia crescita sia a livello personale che piú prettamente
scrittorio (ma le due cose sono sempre interlacciate, no?). Non starò a
dilungarmi sui motivi che mi hanno accostato a un autore "tanto
proibito", ma ciò che lo rende tuttora valido, per me, sono le
molecole narrative che lo caratterizzano: il sesso usato come linguaggio
espressivo per dare forma concreta alla sua filosofia e per far sfoggio
della sua verve umoristica. E la "Philosophie" ne è l'esempio
piú eclatante.
Terminato nel 1795, in piena rivoluzione francese, si
rivolge ad un pubblico d' èlite, a mezzo tra l'aristocratico repubblicano
e il rivoluzionario ortodosso. Pur rifacendosi ad una millenaria
tradizione di dialoghi filosofici, nonchè ai preziosismi della commedia
di costume aristocratica, la "Philosophie", pur nella sua
non-ortodossia, resta la principale opera teatrale del marchese.
Stilata in forma di sette dialoghi, essa tratta
dell'educazione al libertinaggio di una giovane nobildonna, Eugènie de
Mistival, ad opera di tre libertini. Man mano questi quattro personaggi
verranno raggiunti da altri due, un giardiniere (che funge esclusivamente
da "fottitore" nonchè elemento di colore) e la madre di
Eugènie (che fornirà al tempo oggetto di studio e vittima sacrificale).
Qui teoria e pratica si susseguono a scene alterne per
rivendicare il tradizionale legame tra libertinismo e filosofia
(liberalismo, liberismo, deismo o ateismo), per dare giustificazione
ideologica alle scelte sessuali dell'individuo, oltre che, beninteso, per
fornire una pausa scenica tra una "scopata" e l'altra. Chi in
Sade cerca solo una stimolazione pruriginosa sarà tentato di saltare a
pie' pari queste "divagazioni" filosofiche, ma si tenga presente
che nella intenzione dell'autore sono proprio loro a dare il
"tono" di eccitazione degli attori, che poi sentono il bisogno
perentorio di "sfogare" i desideri testè ridestati. E Sade
riesce a dare il meglio di sè proprio nelle parti piú erotiche, dove
l'atto scenico viene tradotto con elegante leggiadria e scioltezza di
penna.
Il trattatello "Francesi, ancora uno sforzo se volete
essere repubblicani!" appare come un appliquè inserito a posteriori
per sorridere alla censura rivoluzionaria, quando invece costituisce il
nocciolo moral-teologico del pensiero sadiano. Ed è proprio qui, in
questa leccata di culo al regime, che si rivela l'animo sinceramente
rivoluzionario di Sade, evidenziata da uno slancio (seppur metodico) di
stampo chiaramente proto-babeuviano (e, di conseguenza, con un gran salto
cronologico, proto-leninista). Tuttavia l'audace modernità di Sade si
ritrova molto piú semplicemente nel corso delle lezioni, nella
rivendicazione dei diritti riproduttivi delle donne, i loro diritti ad una
piena gratificazione sessuale, la parità dei sessi davanti allo stato.
Certe idee magari fanno uno strano effetto quando escono dalla penna di un
tale personaggio, come l'abolizione della pena di morte (eh si, ridete, ma
anche Robespierre era contrario!).
Ma io parlavo di verve umoristica. A mio modesto avviso,
è proprio questo che caratterizza maggiormente l'opera sadiana (si veda,
a questo proposito, Erica Jong e Simone de Beauvoir); è per quella sua
leggerezza di tatto che io lo apprezzo, per la finezza di linguaggio, per
l'analisi psicologica tradotta in sequenze fottitorie, forte del suo
esprit frizzante. Lo humor di Sade è indubbiamente molto
"black", siamo d'accordo, ma come succede in certe ottime
commedie francesi che sanno sposare la tragedia con la delicatezza di
spirito, anche qui ci vengono fatte ingoiare intere portate di cibo magari
indigesto eppure ci alziamo da tavola senza bisogno di un fernet. Il suo
umorismo che si erge felicemente dalle repentine svirgolate di senso,
dalle cesure orgasmiche che scandiscono il ritmo fottitorio, cesure create
talvolta da una brusca virata linguistica.
Per questi, e per tanti altri motivi, mi trovo a
caldeggiare la "Philosophie" come "lettura colta" di
erotismo (anche se Sade...), come lettura, anche, di puro intrattenimento,
a patto che si prescinda un attimo dai propri gusti personali in fatto di
sesso. Leggetela come una commediola spassosa, oppure come un leggiadro
schizzo della natura umana, o leggetela pure come un'opera surrealista, o
infine come fantasia masturbatoria. Il bello di Sade è proprio questo,
non ha "una" chiave di lettura, ma tante.
Un ultimo appunto: non saprei indicarvi la migliore
traduzione italiana. Quella che ho io, purtroppo, è della Newton-Compton,
che ha il solo vantaggio di essere economica (e il saggio introduttivo di
Gianni Nicoletti non è affatto da disprezzare). Per la traduzione
inglese, invece, consiglio vivamente l’edizione della Grove Press, 753
pagine che racchiudono anche "Justine" e la deliziosa novella
"Eugènie de Franval", oltre a sette lettere, una dettagliata
cronologia della vita del Marchese e due interessanti saggi di Jean
Paulhan e Maurice Blanchot rispettivamente.
Per l’originale, ovviamente, fa fede l’edizione della
Nrf nella serie la Plëiade ("Sade – Oeuvres completes III",
ampiamente annotata – utile per i riferimenti culturali e storici, che
aiutano a comprendere meglio il testo ponendolo nel suo contesto storico);
il prezzo e’ assai elevato, purtroppo, ma esistono ottime edizioni anche
da Gallimard. Naturalmente, per i veri amanti e devoti
collezionisti dei parafernalia sadiani, consiglio l’edizione di
Jean-Jacques Pauvert; l’originale degli anni Sessanta è purtroppo presque
introvabile...
madd - "Raccolta differenziata", febbraio 1998
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