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Barbablù


Premessa (optional)

Ho scritto questo perché avevo voglia di parlare di Barbablù. Ci sarebbero miliardi di cose da dire su questo argomento e tutti quelli affini. Ci sarebbe da parlare degli antecedenti storici; o del fatto che non è una fiaba di tradizione orale bensí letteraria (Perrault); oppure ancora dei miei personalissimi connotati, non ultimo il fatto che i miei capelli sono effettivamente blu. Lo spazio, peró, giustamente è limitato, quindi bisogna operare di fantasia e affidarsi ad un linguaggio piú figurativo, piú poetico forse. Forse è un po' come commentare un brano lirico con una canzone (non nego un pizzico di dissacrante ironia in ció che scrivo); o forse riesce a concentrare meglio le idee e favorire stimoli alla discussione e alla ricerca personale.

Tra le varie fonti di questo articolo, segnalo: Bruno Bettelheim, Il mondo incantato; Maria Tatar, The Hard Facts of the Grimms' Fairy Tales; Jack Zipes, Beauties, Beasts and Enchantments: Classic French Fairy Tales.
Per i siti vorrei segnalarne due: The Annotated Bluebeard presso SurLaLune e la pagina dei fratelli Grimm compilata da D. L. Ashliman. Aggiungerei anche l'ottimo sito di Christine Daaé, ma ultimamente è irraggiungibile. Peccato, perché era veramente ricco di risorse.

C'era una volta...

...un uomo molto ricco e molto cattivo che ammazzava ogni moglie che prendeva. Ogni volta adescava una vergine sempliciotta e credulona, la seduceva con la sua ricchezza e la sua signorilitá, e ogni volta la sua vittima cadeva nel facile tranello da lui teso. La poverina si ritrovava poi nello sgabuzzino, dove non avrebbe dovuto mettere il naso, a tenere compagnia alle precedenti mogli che pure avevano fallito la prova. Alcuni sostengono che a questa catena di omicidi il signore in questione era spinto dal terrore di vedere un giorno avverarsi l'antica profezia secondo la quale sarebbe morto per mano di suo figlio (giá sentita, vero?). Altri invece affermano che i delitti sono parzialmente giustificabili dall'inguaribile curiositá delle donne e che bene fece lui a mettere alla prova. Sia come non sia, arriva un bel giorno in cui il signore molto cattivo ne agguanta una un po' meno credulona e certamente poco sempliciotta. Costei, con l'aiuto della sua intelligenza (e, in quasi tutte le versioni, con l' intervento dei fratelli) riesce a salvarsi e a punire il malvagio, ponendo cosí fine alla sua lunga carriera criminale.

Curiositá

Quando si parla di Barbablù si parla principalmente di curiositá femminile, delle sue nefande conseguenze e di un presunto avvertimento alle future mogli che si crede di leggere nella morale conclusiva di Perrault. Curiositá sessuale, infedeltá, trasgressione. Oppure passivitá delle donne, sottomissione, obbedienza. Dio e Diavolo al tempo stesso, Barbablù mette alla prova e tenta la sua nuova Eva, pur sapendo (e come non potrebbe?) che ella cadrá come una pera cotta. D 'altra parte Barbablù è anche un brav'uomo come tanti che desidera solo accasarsi e metter su famiglia, ma per soddisfare questo pio desiderio, ci vogliono diverse mogli, perché hanno il fastidioso difetto di morire prima o poi di parto. Enrico VIII redivivo, eternamente sposo in una danza ciclica che trae il suo fascino proprio dalla ripetitivitá. Barbablù equivoco: nell'aspetto e nei modi è un vero gentleman; nulla sembra tradire la sua mostruositá se non fosse per un piccolo dettaglio fisico (peraltro datato: in una societa ' pluralista e semanticamente perversa come la nostra, dove l'uso di tinture vistose nei capelli ha assunto una connotazione "positiva", il povero Barbablù non farebbe piú paura a nessuno). Il blu della sua mostruositá contrasta con il rosso del sangue di cui si macchierá la sposa. Perdita della verginitá? Atto irrimediabile e ineluttabile, proprio come la chiave insanguinata.

Tradimento sessuale -
Desiderio inconscio della moglie

Ma cos'è che cerca la sventurata moglie? Che cosa spera di trovare dietro quella porta? Vuole conoscere suo marito, scoprire il suo misteroso segreto. E anche se l'intenzione non è quella di trasgredire, l'azione è comunque dettata da una fatale mancanza di fiducia, che si risolve nella paura di abbandonarsi sessualmente allo sposo di modo che il desiderio di conoscenza si trasforma in desiderio di distruzione. Barbablù, da perfetto ma inquietante sposo si trasforma in mostro assassino e come tale deve perire. Nessun happy ending, come invece è stato per la Bella con il suo tempestivo ritorno per salvare la Bestia; nessuna possibilitá di espiazione e redenzione, come invece è stato per Psiche; un taglio netto e via si ricomincia. Eppure...

Lo scrittore e il sesso

Eppure quello stanzino segreto ci affascina. Abbiamo tutti uno stanzino segreto che non vogliamo mostrare a nessuno. Che siano scheletri nell'armadio, una omosessualitá latente, o la nostra prossima avventura letteraria, ognuno di noi cela un angolino remoto in cui rifugiarsi in certi momenti, e quanto piú lo proteggiamo dalla curiositá altrui, tanto maggiore è il senso di riparo che ci dá, consentendoci di esprimere al massimo le nostre fantasie. Ovviamente è soprattutto un luogo mentale, che potrebbe avere anche, ma non è necessario, una sua concretezza spaziale: dalla camera foderata di sughero di Proust alla torre del castello, dall'albero fronduto nel parco al gabinetto delle orgie. E' intimamente erotico ed è lá che gli istinti si sublimano nello spirito gettando il seme della creazione. Psiche ed Eros... massí, anche Eros e Thanatos. Dubbi, passioni, angosce, le aspirazioni piú folli vengono accuratamente riposte e archiviate nel nostro armadietto segreto. Cosa ci faceva veramente Sade alle donne in quei suoi stanzini oscuri e impregnabili? Perché la Austen non si è mai sposata? Via, tutto nello stanzino segreto!

Il sesso come angolo piú intimo e "genio"

Questa "stanza insanguinata" assume un'importanza piú marcata per l'artista. Che il genio letterario abbia bisogno della solitudine non è detto, è un gioco pericoloso. Per farsi prendere dal genio è necessario man mano allentare i ponti con la realtá, bisogna far rivivere l'inconscio piú liberamente, esorcizzare l'altro con un procedimento non dissimile da quello della follia. Quell'angolino mentale è dove abita il "genio" che va invocato e coltivato; l'autore flirta costantemente, nella sua ricerca solitaria, con la follia, e la scrittura lo riscatta e lo garantisce dal pericolo. C'è sempre un punto di sofferenza, di frustrazione, di disperazione: è il mondo che ci circonda che sta crollando, e noi no. Per sopravvivere il mondo ce lo ricostruiamo noi, con le nostre mani, con la forza della disperazione, con la voglia di vivere. Dal sangue del dolore e della follia l'artista (lo scrittore) trae la sua forza creativa.

critico letterario = moglie di barbablu

Quando Nora cercó di entrare nello studio di James venne trattata piú o meno allo stesso modo, tanto è vero che alla fine fu costretta a masturbarsi nell'armadio per punizione. Sto estrapolando, ovviamente, da una corrispondenza privata, ma il nome del signore molto cattivo potrebbe essere appunto Joyce, o Proust o un D'Annunzio qualsiasi, con la differenza che nel loro caso al posto di Nora troviamo il Critico Letterario, quello che ha dominato il mondo letterario fino a pochi decenni fa (causando non pochi traumi all' incauto Autore), e che, seppur ormai demodé, ancora imperversa in alcuni circoli accademici. Il Critico Letterario cosa fa? Si lascia incantare da autori di genio, ma poi subito gli sorge chissá quale aggressivitá, forse dettata dall'invidia, o forse dal timore di restare soggiogato dall'Autore. E allora cerca di vendicarsi.

L'Autore, nel comporre il suo Testo, ha disseminato il percorso di "chiavi", tante piccole chiavi per aprire il suo pensiero. Molti critici moderni si affidano piú volentieri alle chiavi testuali, misurando e calibrando e vivisezionando l'opera per il mucchio di lettere e parole che è. Il Critico Letterario no, lui non perdona. Intravvede la "chiave" proibita, quella che puó aprirgli le porte dell'intimo dell'Autore. Era stato avvertito, sulla porta della stanza proibita c'è un bellissimo cartellone grosso cosí che dichiara: "vietato l'accesso, pericolo di morte". Inutile per il Critico Letterario, che si fa beffe degli avvertimenti sopraffatto dal desiderio di congiungersi con l'Autore ad un livello tutt'altro che testuale, per "fotterlo" in sostanza, per umiliare il suo prepotente potere. Ma per poterlo distruggere deve prima "ridimensionarlo", restituirgli quella bestialitá da cui l'arte di scrivere l'aveva evoluto. Saltano cosí fuori le "deviazioni sessuali", le scorribande notturne, le frodi, le riprovevoli alleanze politiche, le male compagnie, le abitudini alimentari, i traumi dell'infanzia, i desideri edipici, i plagi a scuola... A tutto ricorrerá il Critico Letterario per deturpare, per allontanare, per travisare la lettura del Testo e ridurre la portata dell'Autore a quella di una "bestia" o, peggio, a quella di un "povero ometto qualunque" (p.es. "Proust è noioso").

fine dell'autore

(questa ce la scrivete voi, se volete)


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