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Destra o sinistra?

Indagine fra gli artisti

SIENA - Scusi, lei è di destra o di sinistra? Lo abbiamo chiesto a vari artisti della provincia per cercare di capire se è lecito applicare questa etichetta a pittori scultori e altri operatori nel settore oppure se il mondo dell'arte esula da questi stereotipi. Fatto si è che viene abbastanza spontaneo in molti di noi percepire un quadro o una cultura o una canzone come "impegnato" o "disimpegnato", "progressista" o "conservatore".

Lasciando da parte l'appropriatezza di tali domande, abbiamo seguito le orme di riviste e giornali specializzati per sondare il terreno tra gli addetti ai lavori ad esclusivo uso e consumo di noi tutti. Esiste un modo abbastanza sicuro per riconoscere se un'opera d'arte appartiene a questo o quell'orientamento politico? Possiamo noi, usufruttuari e consumatori dell'arte, riconoscere dalla copertina se un pezzo si confà alle nostre convinzioni politiche oppure no? E' vero oppure no che l'arte non può assolutamente astrarsi dalla realtà politica da cui nasce e della quale si nutre? Che certi artisti siano diventati simbolo o stendardo di certi gruppi nessuno lo metterebbe in dubbio. Basta pensare a Picasso e Guttuso, ma anche a Pasolini e De Andrè.

Secondo alcuni artisti intervistati (e di cui non possiamo fare il nome, per espressa richiesta degli interessati) l'affiliazione politica sarebbe una furba manovra opportunistica o un fatto di sopravvivenza. Si pensi per esempio ai futuristi che fiorirono negli anni venti e trenta o agli artisti russi che rimanendo nell'Unione Sovietica si sono automaticamente associati con il credo comunista. Allo stesso modo altri artisti, come Picasso, in un contesto diverso, hanno scelto la stessa strada per convenienza (e questo lo dimostra il fatto che della realtà operaia o delle problematiche proletarie non si sono mai curati). "La politica bisogna lasciarla fuori perchè crea dei legami, dei limiti alla libertà dell'artista che giocoforza frenano l'attività creativa - ci dice Enzo Pollai - Io sono nato sotto un regime di dittatura e per questo voglio rimanere libero. Chi fa delle scelte politiche lo fa soprattutto per convenienza. Picasso? Bisogna rispettare le idee degli altri."

Sandro Chia: "Oggi non esistono più queste discriminazioni. E' crollato il muro di Berlino, per la madosca. Siamo seri! Io, comunque, semmai mi ritengo un artista di destra, se proprio ci tiene a definirmi."

Marco Salerni: "Io fo dell'arte e basta. Io fo quello che mi viene in testa e cerco di farlo bene e di divertirmi. E' arte di destra? di sinistra? boh, è l'arte mia. Io comunque so' della Tartuca."

Giuliano Vanni: "Sono artista per amore dell'arte. Gente come Picasso e Guttuso si sono serviti del partito per entrare nel mondo dell'arte, e a loro volta sono serviti ai partiti e nella sinistra questo è più facile. Lei vedrà che tutti gli artisti che hanno fatto i pali di luglio come me sono apolitici, mentre quelli di agosto sono comunisti." Come Chia? "Come Chia, esattamente."

Oscar Staccioli: "Io non sono nè di destra nè di sinistra, voglio solo star tranquillo. Sono al servizio del signore. Mentre la politica si rivolge all'attuale, l'arte guarda al futuro. E per questo in primavera farò una personale a Parigi."

Fabio Mazzieri: "La questione è ridicola. Dovreste perder meno tempo con queste domande faziose e riportare più fatti."

Queste risposte ci hanno lasciati insoddisfatti. Tutti ci dicono di essere gli unici a non schierarsi. Che abbiano ragione loro? Dove sta la verità?

Per essere proprio sicuri di far bene, sulle tracce di Dante abbiamo pensato di discendere anche noi nel Tartaro per intervistare i grandi artisti della nostra storia. Scorribandando alla cieca tra le nebbie dell'aldilà, ci è parso di scorgere un'ombra mugugnante. Ci siamo, ci siamo detti, quella dev'essere indubbiamente un'anima italiana. Scusi lei, ci saprebbe indicare la zona degli artisti? "Cafoni ignoranti - è stata l'inconsueta risposta - a cosa vi servono gli artisti? non vi è bastato sterminare la loro razza dalla faccia della terra?" Ci siamo rimasti male, è vero. Giovanni, che è un pochino più furbo e sveglio di me, ha trovato subito la risposta pronta: "E' ben per questo che li cerchiamo, per supplicarli di tornare lassù." Un grugnito sconsolato ci è pervenuto da quell'ombra in pena. "E' inutile, di qui non s'esce mai più. Non avete letto il cartello?" Ma perlomeno intervistarli, affinchè lassù ci si rinfreschi la memoria... "Per tutti i fulmini a ciel sereno, e voi pensate che lassù possano capire? ricordare? anche solo sognare? razza maledetta, andate andate, qui non vi vuole nessuno!" e boffonchiando e starnutendo la grande ombra si allontana lasciandoci di (ahem) pietra.

E adesso? Già stiamo meditando sulla scusa più plausibile da spadellare al nostro redattore, quando ci si avvicinano due o tre anime intimidite dalla macchina fotografica. Chi siete? Per tutta risposta continuano ad esaminarci muti, mentre intorno a noi già si raggruppa un bel popò di folla. Dico, senti Giovanni, qui non tira aria buona, filiamo. Ma proprio in quel mentre un'ombra si fa avanti. "Non abbiate timore, egregi e simpatici corpi, qui non vi si vuole alcun male. Non prestate troppa fede a quel che vi ha detto il Borro, è fatto così, è sempre stato scorbutico, anche da vivo. Parlate senza tema, risponderemo se possiamo." E voi chi siete? "Ci avete chiamato e noi siamo venuti. Siamo gli artisti che non sono più. Nel mondo dei corpi io ero noto come il pittore del ballo al moulin de la galette, ma non era cosa buona, era un giochino giovanile senza significato." Ah, Renoir!! "No no, ora sono solo noir... he he he! Scusate, ma l'ozio mi ha arruginito lo spirito." Dite, maestro, voi vi considerate di destra o di sinistra? "Prego?" "Vogliono sapere se sei comunista o fascista, piccolo idiota!" la voce è emanata da una figura tarchiata e pelata. "Mah, io non saprei, ai miei tempi..." "Ve lo dico io - riprende il pelato - era un qualunquista, vagamente di destra. A quei tempi, appunto, l'artista se ne strafregava della lotta di classe. Mica leggevano Marx, loro." "No, è vero, noi si tirava a campare. Una bella bottiglia di vino, un paio di tette sotto mano e qualche amico sincero, e noi si era felici."

"Visto? qualunquisti! noi invece s'è fatta la guerra, ci s'è dovuti nascondere dai nazisti e s'è fatta la lotta di classe, altro che balle!" Sì, d'accordo, ma la sua arte, scusi? "La mia arte?! ma stiamo scherzando? ma come si permette lei, piccola presuntuosa ignorante, di chiedere a me, Pablo Picasso, il più grande degli artisti, compagno da una vita, che ho marciato al fianco di Sartre per gli Champs Elyseès nell'epoca d'oro del comunismo europeo?! IO sono PABLO PICASSO e la mia parola non l'ha mai messa in dubbio nessuno e se dico che sono comunista anche la mia arte è comunista, ha capito?" Sì sì, come no, e mi scusi tanto... Non mi sta più a sentire, preso com'è dallo studiare la posa migliore per le foto di Giovanni. "Come vado così? No! non così, pezzo di idiota, QUESTO è il mio lato migliore!"

Prudentemente mi scanso dalla presenza scontrosa per penetrare meglio la folla che ormai si è radunata attorno a noi. Ma veramente non saprei da chi cominciare, non riconosco nessuno e temo di poter fare, involontariamente, uno sgarbo a qualche "grande". Sono loro, però, a farsi avanti, ormai rassicurati sulle nostre intenzioni. "Scatti, scatti pure le sue foto, giovanotto. Qui noi no g'avemo paura de gnente. Casomai no le veranno ben... la stia atento però con quel lumino, che se la scoprono son guai neri per tutti." Ci perdoni, ma lei chi è, scusi? "Oh, son segura che a mi no me cognosce nessuno. Nella mia vita g'ho fato de' retrati de gente per ben, aristocrateghi, gente de mercanzia, de Rialto anca, si figuri, io poverina... e pensare che ai miei tempi pure a Parigi g'ho lavorao." Quindi, signora Carrera, lei non sarebbe esattamente di sinistra, suppongo. "Eh mi, che vuol che ne sappia io, mi faxevo l'artista di mestiere, de politica no me n'intendo no." "Ma lasciatece un po' in pace, madonna santissima, con queste bischerate da quattro soldi!" Scusi, ma lei...? "E ce lo so pure che voi m'avete dato der comunista, ecchè nun ce lo so? Co' tutta 'sta storia de' chiaroscuri e de 'a gente der popolo, m'avete fatto un c... così. Ebbasta no?!" Ma lei, se non sbaglio è Michelangelo Merisi... "E sine, detto er Caravaggio. Emme so'mbriacato e me so' fatto 'e mejo donne dde Roma, a li mortacci...!" "Aho, m'anvedi 'sto bburino dde niente! ma quanto c'ha fatto ride'. A li tempi de mi nonna, certe 'mbriacate nun se le facevano manco pe' sogno!" E via si scarica tutta una barruffa su chi ha fatto di più ridere e chi ha scopato di più. Mi delude, lo devo dire, il caro Raffaello che mi figuravo un tantinello più delicato e sensibile. Mi allontano perdendo ogni speranza di poter estirpare un qualsiasi auto da fè di questi artisti del passato.

Vieni, Giovanni, che qui non si cava un ragno dal buco. "Ahem, scusate, ma non ho potuto fare a meno di ascoltare..." Sì? "Permette, io sono pasolini (scusate la minuscola, ma io rifiuto questi schemi dogmatici del sistema capitalista). Lo so, sono solo cineasta e anche un poco poeta e quindi con l'arte non c'entro molto, ma come si dice a Roma mia bella, se spingi c'entra. Il discorso va a monte del problema del linguaggio figurativo per cui..." Ci perdoni maes... ahem, ci scusi, ma noi veramente andiamo di frett... "Il fatto è che l'arte è immanentemente politica partendo e arrivando alla classe che l'ha ispirata. Non è possibile trascendere dall'impatto e dal messaggio che si vuole mandare al consumatore." Lo sappiamo che lei è comunista, però a noi interesserebbe di più sapere in cosa consiste quest'arte di sinistra e come la si può differenziare da quella di destra. Sa, noi facciamo un giornale... "Bisogna conoscerlo il proletariato per poterne acquisire il diritto di parlarne, di indirizzarlo e di farsene portavoce. Il compito dell'artista qual'è? quello precisamente di interpretare la realtà attraverso il proprio vissuto, di comunicare con gli altri, di rendere palese ciò che non lo è. In fondo è una cosa assai semplice, non c'è bisogno di discorsi complicati che disgregano la comunicazione. Basta trasmettere ciò che si è visto, udito e sentito." Ma secondo lei è necessario riconoscere un artista in un versante politico? o meglio, è inevitabile che l'artista produca un'arte necessariamente di parte? "L'artista è un animale strano. Per dire la verità, ha bisogno di isolarsi e allontanarsi da ogni impegno. Per questo io ho cercato, invano, di rifuggire l'arte, ma lei non mi ha permesso di abbandonarla. Ho finito anch'io per fare arte invece della politica. Ciò di cui non mi accorgevo da giovane è che sono essenzialmente la stessa cosa, solo due linguaggi differenti, molto differenti." Grazie, maestro.

Marina Pianu
da "Il Cittadino di Siena e Provincia", marzo 1995

© 1999-2005 marina pianu, italy | narrative :: 


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