:: home » sentenze » "sade" di jacquot
"Oui, Constance, c'est à toi que j'adresse cet ouvrage, à la
fois l'exemple et l'honneur de ton sexe réunissant à l'âme
la plus sensible l'esprit le plus juste et le mieux éclairé, ce
n'est qu'à toi qu'il appartient de connaître la douceur des larmes
qu'arrache la vertu malheureuse..."
Justine -
dédicace à Marie-Constance Quesnet
Rece francesi:
Fluctuatnet
Il sito ufficiale del film
This page in English
L'Autore vive di carta e pene
Il bacio della riconoscenza
...oh pardon, mi ero distratta. Stavo ripensando all'opportunitá,
piú unica
che rara che ho avuto di gustarmi il tanto atteso film sul "Marchese" de Sade.
Non a Venezia, carrozzone pullulante di critici politici e bastardi, ma nel
cuore della terra "sadiana", a due passi da casa sua, per cosí dire.
Ormai l'avrete capito anche voi che ho un debole per Sade e conosco per filo e
per segno ogni aspetto della sua opera e della sua vita (ne sa qualcosa il mio
povero compagno di viaggio!!), quindi potete immaginare con che stato d'animo
mi sia accostata al film: mille riserbi, apprensioni e un mare di aspettative,
le une e le altre giustificate dalla scelta di uno dei miei attori preferiti
per interpretare il "divino".
Non sono stata delusa. O meglio, le mie apprensioni hanno subito un grave smacco: quello che mi si è presentato davanti è infatti un Sade libero pensatore, come giá mi aveva preannunciato la recensione su Repubblica di Natalia Aspesi . Un Sade per molti versi "insolito" a partire dal fisico. Auteuil, attore mirabile e trés charmant, ha tutto quello che serve per ritrarre il divino, tranne "le phisique du role": gli mancano gli occhi cerulei e i capelli biondi, nonché almeno 50 chili che rendevano il cittadino Sade notevole ad occhio nudo.
Non ci si lasci deviare (il verbo è d'uopo) peró da una simile
differenza. La dissimilitudine fisica palesa sin alle prime sequenze
l'impostazione del film, impostazione concettuale, filosofica e non biografica.
Quello che il film vuole (o almeno, osí è parso alla
sottoscritta) rendere è una
sorta di antologia sadiana (numerose le citazioni dalla corrispondenza nella
bocca di auteuil "non sono né un assassino né un criminale", "una
mia parola, bastava una mia parola perché loro finissero con la gola
tagliata, e invece no, li ho salvati: ecco come io mi vendico!" ecc.),
antologia come libro di testo per un
corso base di filosofia sadiana, filosofia intesa ovviamente come pratica di
vita.
Di Sade c'è tutto: anzitutto la passione per il teatro e il
travestimento, l'insana curiositá, il
"principio di tatto" (quello che particolarmente ha affascinato Roland
Barthes), il rapporto di complicitá con
la compagna, l'affetto paterno per il figliastro, nonché quel sano (o
insano?) tocco di ironia che ha sempre segnato la sua vita, in parte per caso e
in parte per scelta.
Le Chévalier et l'Actrice
Testi online:
La Philosophie dans le boudoir
Cinematographia sadiana
My review of "Philosophy in the Bedroom"
Prima la fustigazione...
...e poi l'iniziazione
(e indovinate un po' chi è che le ha prese?)
Di questo Sade umano è anche vero il rapporto ambiguo tra arte e vita.
L'episodio dell'iniziazione al sesso della pubescente nobile, che occupa la
parte centrale del film, in una sorta di inversione
di
Shakespeare in love
, sembra voler applicare alla realtá quello che Sade aveva giá
"inventato"
nella
Philosophie dans le boudoir
(i personaggi ci sono tutti, dalla madre bigotta al padre licenzioso,
dallo chévalier libertino ma non troppo al prodigioso quanto rustico
Augustin, oltre bien sûr,
alla petite ingénue).
L'idea sottostante tutto il film è naturalmente che sono le idee ad
essere scandalose (o eccitanti--in Sade i due concetti si sovrappongono e
spesso si equivalgono) e dunque atte a corrompere, mentre i fatti non ne sono
che la logica conclusione e compimento.
Discreta e misurata, la regia consapevole di trattare materiale delicato e
"controverso", non interviene palesandosi bombasticamente ma, anzi, sembra
quasi farsi modestamente da parte per lasciar parlare l'istrionico personaggio,
assistita da un'ottima fotografia, fedele alla realtá senza inutili o
chiassosi compiacimenti. Un bel film, dunque, un film sereno e, proprio per
questo, tanto piú prezioso, considerando il personaggio "peculiare" che
vuol trattare.
Concludo con una citazione
curiosa
di Daniel Auteuil:
"Recitare un uomo che mentre dirige la scena dice frasi
come 'inculami', puó far diventare ridicoli. L'unico modo
per farla era aver provato quelle sensazioni".
A bientôt e soprattutto buona visione.
[ 10/10/2000 ]
» Uno sfavorevole raffronto: Quills (engl.)
da
Il corriere del Ticino
:
[...]
Del film,
che si ispira al libro di Serge Bramly, "La terreur dans le boudoir" (1994),
dice il regista: «vorrei che fosse come l'incontro di una rosa e di una
frusta». E aggiunge: "sono sempre stato lettore di Sade e per un lungo periodo
ho tenuto sul comodino pronto a leggerla al risveglio questa massima dello
scrittore francese che utilizzo anche nel film e che in qualche modo lo
caratterizza: "il passato mi incoraggia, il presente mi elettrizza, l'avvenire
lo temo poco»".
da
la Repubblica
:
E la passione
per l'uomo Sade trasuda da ogni scena della pellicola in cartellone a Venezia,
che però sceglie una lettura molto poco pruriginosa, e molto centrata sul
versante "libero pensatore" dello scrittore. [...]
Quanto a lui, il regista, a proposito dell'eterno tema della
violenza - in riferimento, ovviamente alla sua lettura di Sade - dice
con chiarezza che a suo giudizio "la violenza individuale è una
manifestazione di libertà, quella collettiva (rappresentata nel film
dagli eccessi del Terrore giacobino, ndr) è una manifestazione di
schiavitù".
da
Il Giorno
:
[...]
Del resto il Marchese
è in questi tempi di moda sullo schermo. Su si lui si stanno facendo più di un
film, ma questo di Jacquot è l'unico che disegna un'epoca, che cerca
programmaticamente di sottolineare le radici di un rapporto filosofico tra
piacere e peccato, tra sofferenza e orgasmo. E, probabilmente, anche il solo
che non colga l'occasione per sequenze esplicite.
© 1999-2005 marina pianu, italy | narrative ::